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Nel Canale di Suez traffico ancora a -60% a quasi quattro mesi dall’ultimo attacco Houthi

Cresce lentamente il ritorno di alcune compagnie, ma la maggior parte delle navi continua a evitare il Mar Rosso e a circumnavigare l’Africa, segno che la fiducia nel corridoio resta fragile nonostante la tregua

di GIUSEPPE ORRÚ
8 Gennaio 2026
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Suez e il ritorno alla normalità ancora lontano. Il traffico nel Canale di Suez resta fortemente ridotto nonostante siano passati più di tre mesi dall’ultimo attacco dei ribelli Houthi alle navi commerciali nel Mar Rosso. Secondo gli ultimi dati di Bimco, nella prima settimana del 2026 il numero di transiti attraverso il canale è ancora circa il 60% inferiore rispetto allo stesso periodo del 2023, prima che molte compagnie iniziassero a deviare le rotte attorno al Capo di Buona Speranza per evitare rischi di sicurezza.

L’ultimo episodio registrato risale al 29 settembre 2025, quando la Minervagracht è stata l’ultima nave ad essere attaccata dagli Houthi. Quarantatré giorni dopo quell’ultimo attacco, il gruppo ha annunciato la fine degli assalti alle navi, ma, nonostante ciò, i volumi di traffico non hanno registrato un aumento significativo.

Secondo i dati raccolti la crisi di traffico non è iniziata immediatamente dopo gli attacchi, ma ha visto una caduta netta a partire da gennaio 2024, quando le navi hanno cominciato a evitare sistematicamente il passaggio attraverso il canale. Dal novembre 2023, fino all’ultimo attacco, sono state registrate 99 azioni di attacco o tentativi di sequestro.

I numeri dei transiti misurati in deadweight tonnage (Dwt) mostrano che per l’intero 2025 il tonnellaggio transitato è stato tra il 57% e il 64% inferiore rispetto ai livelli del 2023. Nel quarto trimestre, il calo ha riguardato praticamente tutti i segmenti: i bulk carrier hanno transitato con un -55%, le portacontainer con un -86%, le petroliere crude con un -32% e persino i product tanker con un -19% rispetto al 2023.

Una delle cause principali del drastico calo è stata l’ampia migrazione delle navi verso rotte alternative, spesso molto più lunghe, per evitare il tratto di mare considerato più pericoloso. La quasi totalità delle portacontainer ha evitato il canale da quando gli attacchi dei ribelli sono iniziati, generando un impatto evidente sulle catene logistiche globali.

Tuttavia negli ultimi mesi del 2025 ci sono stati primi segnali di ritorno, seppur cauti. Alcuni operatori hanno testato il passaggio attraverso Suez: Cma Cgm ha annunciato che i suoi servizi Medex e Indamex avrebbero ripreso le rotte via canale a partire da gennaio 2026. Inoltre, il 19 dicembre 2025 la Maersk Sebarok è stata la prima nave di Maersk a transitare il canale dall’inizio del 2024, aprendo la possibilità di un ritorno graduale alla rotta tradizionale se le condizioni di sicurezza lo permetteranno.

Un altro elemento che potrebbe favorire un ritorno più consistente alle rotte Suez-Mar Rosso è il calo dei premi di assicurazione per il rischio bellico nel Mar Rosso. A inizio dicembre questi premi sono scesi a circa 0,2% del valore dello scafo, il livello più basso dall’inizio delle tensioni, riducendo parte dei costi aggiuntivi che avevano spinto molte compagnie verso rotte più lunghe.

Nonostante questi segnali di ripresa, la normalizzazione dei transiti resta incerta. La diffusa cautela degli armatori e la necessità di fiducia duratura nella sicurezza della rotta mantengono il traffico del Canale di Suez ben al di sotto dei livelli osservati prima della crisi. Il percorso verso un pieno ritorno alla normalità resta ancora lento e difficile da prevedere nei tempi.

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