La metaniera Arctic Metagaz ancora alla deriva si avvicina a Malta
Le autorità dell’isola, in collaborazione con quelle italiane, hanno predisposto l’intervento di tre rimorchiatori per evitare che il relitto possa entrare nelle acque territoriali dell’arcipelago
La nave metaniera russa Arctic Metagaz, colpita via mare presumibilmente da un drone radiocomandato riconducibile alle forze ucraine, è ancora alla deriva al centro del Mar Mediterraneo e il governo maltese ha attivato un piano di emergenza per prevenire una “catastrofe a terra” in caso di esplosione vicino alle coste.
Attualmente è infatti segnalata a meno di 50 miglia nautiche a sud-ovest di Malta con venti che la spingono verso la costa occidentale di Gozo. “Tutto dipende dalla direzione del vento, ma se continua così potrebbe arrivare tra domenica notte e lunedì mattina” ha detto una fonte al Times of malta.
Le autorità maltesi, che da venerdì collaborano con quelle italiane, hanno predisposto l’intervento di tre rimorchiatori per evitare che il relitto possa entrare nelle acque territoriali dell’arcipelago. Le forze armate maltesi nell’ultima settimana hanno monitorato i movimenti del relitto tre volte al giorno e stimano che a bordo della nave ci siano ancora 700 tonnellate di gas naturale liquefatto. “Non sappiamo se sarà possibile salire a bordo e assicurare il relitto ai rimorchiatori, né è stato ancora stabilito dove potrebbe essere trainato, ma stiamo cercando di identificare un punto di sufficiente profondità” hanno rivelato le fonti maltesi: l’idea sarebbe quella di provocare l’affondamento del relitto che, nonostante i gravi danni, ha ancora intatti due dei suoi quattro depositi di gas ed è ancora in galleggiamento.
La preoccupazione maggiore delle autorità della Valletta è il rischio di contaminazione delle acque che metterebbe in crisi l’approvvigionamento idrico dell’intero arcipelago, affidato agli impianti di desalinizzazione marina.
Anche il Wwf è intervenuto sulla questione per sottolineare che una potenziale fuoriuscita del carico “potrebbe causare incendi, nubi criogeniche letali per fauna marina, e inquinamento ampio e duraturo delle acque e dell’atmosfera. L’area interessata è di eccezionale valore ecologico, con ecosistemi profondi fragili e una biodiversità tra le più elevate del bacino mediterraneo. Il rischio ambientale è quindi elevatissimo e potenzialmente irreversibile, con serie ricadute anche sulle economie delle isole Pelagie, basate su pesca e turismo”.
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