La Difesa vara una gara per 5 motovedette Sar
Budget di 7.416.380 euro per la procedura ristretta, che prevede opzioni per ulteriori 5 unità
Ci sarà tempo fino al 29 aprile per presentare offerte per la costruzione di 5 nuove motovedette con funzioni Sar destinate a supportare le forze armate nell’ambito di attività di protezione civile, “soprattutto in caso di eventi metereologici avversi o calamitosi”
La relativa procedura, di tipo ristretto, è stata varata pochi giorni fa dalla Navarm (Direzione nazionale armamenti navali della Difesa), precisamente dalla II divisione del primo reparto, che si occupa delle nuove costruzioni di ‘naviglio minore’ – e ha un importo complessivo di 7.416.380 euro Iva inclusa, a coprire la fornitura di 5 unità (a 1.402.512 euro l’una), più costi di progettazione, formazione e supporto logistico. Il bando prevede inoltre opzioni per ulteriori 5 imbarcazioni, allo stesso costo unitario.
Nel dettaglio, i mezzi in questione – che dovranno poter ricevere la Certificazione di Classe Pc-Patrol–Medium Duty-Offshore Navigation – verranno utilizzati, oltre che per attività di soccorso in mare, per svolgere compiti di sorveglianza e interdizione alla navigazione di altri natanti.
Relativamente ai requisiti tecnici, la documentazione di gara chiarisce che questi, con scafo in vetroresina a V, dovranno avere lunghezza massima di 16 metri e larghezza di 5, con dislocamento massimo a pieno carico di 25.000 kg. Dovranno inoltre poter portare un carico di minimo 2.500 Kg, un equipaggio di 5 persone, e viaggiare a una velocità di crociera di 12 nodi. Nei documenti di gara si spiega inoltre che le motovedette dovranno essere idonee all’impiego in sicurezza senza limiti dalla costa, in condizioni di mare sino a stato 5 della scala Douglas e con vento fino a forza 8 della scala Beaufort. La loro configurazione e allestimento dovranno consentire missioni diurne o notturne fino a 72 ore di durata e con un raggio d’azione fino a 25 miglia dalla costa. Altri punti di interesse sono il fatto che dovranno poter essere trasportate su strada e, di massima, risultare “off the shelf, ovvero sfruttare soluzioni tecniche già collaudate e presenti sul mercato”, quindi senza ricorrere a “processi di ricerca, studio, sviluppo e progettazione ex novo che richiederebbero lunghi tempi di esecuzione, incertezza di successo e conseguente aumento dei costi”.
F.M.
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