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Rixi: “Vogliamo completare la riforma entro la fine dell’anno”

Il Ddl presentato a De Portibus. Deidda (presidente Commissione trasporti Camera Deputati): “Entro due settimane la discussione in Parlamento”

di Redazione SHIPPING ITALY
22 Maggio 2026
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Ravenna– Inizia a farsi (molto) più chiara la tempistica dell’attesa riforma portuale e il clima nel settore marittimo, almeno in partenza, sembra di un’armonia quasi preoccupante, se si guarda alla grandissima pluralità di soggetti e interessi coinvolti.

Intervenendo, in due sessioni diverse, all’evento De Portibus in corso a Ravenna il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi ha prima illustrato la sua visione complessiva del ruolo dell’Italia nel sistema logistico europeo, che la riforma vuole favorire, per poi entrare più nel dettaglio nell’architettura legislativa del progetto.

“Partiamo da una constatazione: oggi nei mercati marittimi in maggiore crescita ci siamo poco o non ci siamo affatto e i nostri porti messi assieme fanno meno container del solo porto di Rotterdam: il tutto mentre alcuni scali come ad esempio Trieste lavorano quasi solo per il mercato estero. L’obiettivo della riforma è armonizzare il sistema nel suo complesso e creare una struttura che consenta il coordinamento fra i porti” ha esordito Rixi (che a Ravenna ha incontrato Hellal Benaouda, Direttore Generale della Marina Mercantile e dei Porti del Ministero dei Trasporti algerino, in foto).

Il presidente della commissione Trasporti della Camera Salvatore Deidda, intervenendo da remoto, ha poi dato una prima indicazione sui tempi in Parlamento: “La riforma è stata assegnata alla commissione questa settimane e verrà incardinata la successiva. Secondo me entro due settimane può iniziare la discussione parlamentare. Ringrazio il viceministro Rixi che ci ha dato massima disponibilità per lavorare con tranquillità”.

Deidda ha sottolineato di aspettarsi un percorso parlamentare “molto sereno” e una collaborazione costruttiva fra le forze politiche. “Il Governo ci ha dato ampie garanzie che i vari gruppi potranno contribuire in modo costruttivo alla costruzione della riforma. E’ un metodo completamente diverso rispetto al passato, quando la riforma portuale è stata fatta calare dall’alto, in modo blindato” ha concluso.

In merito all’equilibrio fra autonomia delle Adsp e la Porti d’Italia spa Deidda ha dichiarato come sia giusto chiedere più coordinamento fra i soggetti: “Serve una regia nazionale per tutelare il sistema italiano e dare garanzie agli operatori. Le norme avranno sicuramente il contributo dei gruppi”.

Rixi ha poi aggiunto: “Per la prima volta la riforma viene fatta con una legge parlamentare perché è pensata per il paese e non per il governo. Bisogna però stare attenti a non bloccare l’operatività dei porti, in passato quando sono stati fatti accorpamenti delle autorità portuali sono stati bloccati investimenti sugli scali. Le autorità di sistema oggi non sono attrezzate per progettare e gestire le grandi opere, come ad esempio la diga di Genova o la piattaforma Europa di Livorno: per questo serve un elemento di coordinamento e gestione, che coadiuvi nei processi le singole Adsp, una cabina di regia che si interfacci fra ministero e porti, utile soprattutto per gli scali medio-piccoli”.

Nella seconda sessione, nel corso di un’intervista pubblica, Rixi ha poi spiegato meglio i contenuti della riforma e i tempi auspicati, considerato anche che la prossima campagna elettorale non è troppo lontana: “Un primo risultato lo abbiamo già avuto, nessuno infatti pensava che saremmo arrivati alla calendarizzazione della riforma. Diciamo che entro fine anno la vorremmo chiudere, in uno o entrambi i rami del Parlamento: noi ascolteremo tutti, ma non vogliamo rallentare troppo. Oggi abbiamo ancora più di un anno di tempo, la scadenza naturale di questo governo è settembre-ottobre 2027: avrei voluto affrontarla prima ma è stato meglio procedere così, con il dialogo” ha rivelato il viceministro.

Rixi ha poi parlato più dettagliatamente della nuova Porti d’Italia, spiegando meglio ruolo, forma societaria e dotazione finanziaria: “Il tema era fare una società e non un ente e la scommessa quella di poterla mettere in grando di recuperare risorse anche fuori dal pubblico. Questo soggetto centrale, una sorta di pivot,  serve a semplificare il rapporto coi ministeri, raccogliere le istanze dei vari porti e trasformarli in progetti pluriennali, consentendo anche una proiezione estera. In questo modo potremmo raddoppiare ad esempio gli sdoganamenti senza bloccare i porti”.

Secondo Rixi alla nuova società era necessario dare la forma di Spa perché “In Italia gli indirizzi di legge si interpretano e non si applicano. Le Adsp devono avere procedure analoghe su tutto il territorio nazionale, sulla digitalizzazione oggi lo stiamo facendo ma con grande fatica, anche per opere come i dragaggi dovremmo avere procedure uniche. Porti d’Italia sarà una spa, prima però va approvato il DDL, poi andrà fatta la società. Le sue risorse dipenderanno molto dalla discussione parlamentare, più servizi mettiamo dentro la società e più risorse avrà. Secondo me in futuro dovrà restare a controllo pubblico ma potrà avere partecipazione di privati, sarà il mercato a definirlo. Grazie alla forma di Spa avrà regole di ingaggio diverse rispetto alla Pubblica amministrazione, avrà tempi più rapidi e possibilità di trovare profili sul mercato” ha concluso il viceministro.

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