“I traghetti elettrici nel 2035 saranno più convenienti in 2 casi su 3”
Per Transport&Environment la propulsione a batterie è la strada maestra per la decarbonizzazione nei ro-pax, settore gravoso per l’Italia (Genova quinto porto d’Europa per CO₂)

Oltre la metà della flotta di traghetti europei potrebbe essere elettrica entro il 2035 e per quell’anno, per quanto riguarda l’Italia, il passaggio al full electric sarà tecnicamente fattibile ed economicamente conveniente per il 67% dell’intera flotta di traghetti.
A sostenerelo nelle sue conclusioni è uno studio redatto e diffuso dall’Ong Transport&Environment (che ha fra i suoi membri in Italia le associazioni ambientaliste Legambiente, Cittadini per l’Aria e Kyotoclub) dedicato alle potenzialità del passaggio alla propulsione elettrica nel settore dei traghetti ro-pax, che in Europa è rappresentato da una flotta di circa un migliaio di navi con un’età media di 26 anni, responsabile secondo i dati Emsa del 16,5% delle emissioni di CO₂ dello shipping europeo, pari a quelle di 6,6 milioni di automobili.
In un Mediterraneo che, rispetto ad altri mari europei, registra le emissioni di CO₂ più elevate causate proprio dai traghetti, con le rotte domestiche in Italia, Spagna e Grecia che risultano le più inquinanti in termini assoluti, l’Italia, con 2,4 Mt di CO₂ emesse, è il primo paese europeo per emissioni di gas serra prodotte durante i viaggi, mentre quattro suoi porti (Genova, Livorno, Palermo, Civitavecchia) sono nella top ten tra quelli con il livello più alto di emissioni.
Secondo l’analisi di T&E, che ha valutato fattibilità tecnica e costo di gestione associati all’elettrificazione delle navi bianche, “il 60% dei traghetti europei potrebbe essere elettrificato entro il 2035 e più della metà (52%) di essi risulterebbero anche più economici da gestire per gli armatori, rispetto alle navi alimentate con combustibili fossili”. Il principale ostacolo alla diffusione su larga scala dei traghetti elettrici è rappresentato dalle infrastrutture di ricarica, “ma la sfida è meno impegnativa di quanto si pensi. Il 57% dei porti avrebbe bisogno soltanto di punti di ricarica inferiori a 5 MW per supportare le operazioni dei traghetti elettrici”.
Quanto all’Italia “già oggi il 51% dei traghetti che operano in Italia, in virtù delle rotte servite, è tecnicamente sostituibile da imbarcazioni full electric (a batteria); un ulteriore 26% potrebbe invece navigare in modalità ibrida. Rendere elettrico o ibrido un traghetto, in Italia, oggi sarebbe economicamente conveniente in un caso su quattro (26%)”. L’analisi di T&E ha tenuto conto anche delle evoluzioni tecnologiche e offre una proiezione al 2035, “anno in cui – per gli armatori italiani – l’elettrificazione dei traghetti, oltre che tecnicamente fattibile, risulterà economicamente conveniente (rispetto alle imbarcazioni alimentate con fonti fossili) in due casi su tre (67% della flotta). Includendo anche l’opzione ibrida, il potenziale di conversione della flotta italiana al 2035 sarebbe del 77%. Rispetto ai sistemi ibridi, le conversioni full electric si dimostreranno, nei prossimi anni, molto più convenienti, in virtù della riduzione dei costi associati alle batterie”.
A supportare queste conclusioni la stima sul fabbisogno in termini di sviluppo della rete per sostenere l’elettrificazione delle navi: “Napoli è il porto più impegnativo, in tal senso, con un fabbisogno energetico nettamente superiore agli altri (quasi 200 GWh all’anno) e una potenza installata richiesta di quasi 30MW. La stima riflette il ruolo del capoluogo campano come hub strategico per i collegamenti con Sicilia, Sardegna e altre destinazioni del Mediterraneo. Genova eguaglierebbe Napoli per potenza di picco, ma consumerebbe meno della metà dell’energia annuale (87 GWh); ciò in virtù di picchi di domanda elevati legati all’attracco di grandi navi, ma con tempi di utilizzo meno continuativi. Palermo sarebbe il secondo porto per consumo energetico annuale (142 GWh), mentre Porto Torres e Cagliari, che servono la Sardegna, richiederanno circa 30 MW di potenza di picco come Napoli e Genova, con fabbisogni energetici annui differenti (53.4 GWh e 59.4GWh). Piombino e Portoferraio (collegamenti con l’Isola d’Elba) avrebbero invece requisiti più contenuti (39.5 GWh e 38.5 GWh), con picchi di potenza molto più bassi (circa un quarto dei porti più energivori)”.
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