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Mercato europeo delle auto in crescita del 4,1% nei primi tre mesi del 2026

Italia fanalino di coda nelle auto elettriche. Unrae ribadisce l’urgenza di una riforma della fiscalità delle auto aziendali in chiave “green”

di Redazione SHIPPING ITALY
24 Aprile 2026
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Il mercato europeo delle autovetture archivia marzo 2026 con una crescita robusta e diffusa fra i Paesi (28 su 31), attestandosi a 1.581.169 immatricolazioni, in aumento dell’11,1% rispetto alle 1.423.021 unità dello stesso mese del 2025. Un risultato che consolida la tendenza positiva già emersa nei mesi precedenti e che porta il bilancio del primo trimestre a 3.521.110 immatricolazioni, con un incremento del 4,1% sulle 3.382.334 del corrispondente periodo dello scorso anno, pur restando ancora al di sotto del 15,1% rispetto ai livelli del 2019.

Nel mese di marzo tutti i principali mercati europei registrano un segno positivo. La Germania guida la classifica con un balzo del 16,0%, seguita dalla Francia a +12,9% e dalla Spagna a +11,7%. L’Italia si attesta a +7,6%, mentre il Regno Unito segna un +6,6%, totalizzando il miglior risultato in volume per il mese di marzo dal 2019, grazie al cambio semestrale. L’Italia occupa la terza posizione nella graduatoria dei Major Market come a marzo 2025 e come nel primo trimestre di quest’anno.

Sul fronte delle vetture ricaricabili, il mese di marzo conferma l’Italia in ultima posizione fra i maggiori mercati dell’Unione per quota di auto ricaricabili (Ecv), con una penetrazione complessiva del 17,2%, di cui l’8,7% riferito alle vetture elettriche a batteria (Bev) – con un terzo del totale concentrato su un unico marchio – e l’8,5% alle ibride plug-in (Phev). Il divario rispetto agli altri mercati rimane considerevole: la Germania raggiunge una quota Ecv del 34,2% (Bev 24,0%, Phev 10,2%), il Regno Unito del 35,6% (Bev 22,6%, Phev 13,0%), la Francia del 33,2% (Bev 28,5%, Phev 4,7%) e la Spagna del 20,5% (Bev 9,1%, Phev 11,4%). A livello europeo aggregato, le auto ricaricabili rappresentano il 31,8%, con le Bev al 21,8% (+4,7 punti rispetto all’anno precedente) e le Phev al 10,0% (+1,6 p.p.); escludendo il dato italiano, la quota Bev sale al 23,5%.

L’analisi del primo trimestre 2026 restituisce un quadro analogo: l’Italia si colloca nuovamente all’ultimo posto tra i principali mercati per diffusione dei veicoli ricaricabili, con un’incidenza complessiva del 16,2% (Bev 7,9%, Phev 8,3%). Il confronto con i partner europei evidenzia distanze significative: Germania con Ecv al 33,7% (Bev 22,8%, Phev 10,9%), Regno Unito al 35,2% (Bev 22,4%, Phev 12,8%), Francia al 32,8% (Bev 27,9%, Phev 4,9%) e Spagna al 21,0% (Bev 9,1%, Phev 11,9%).

Nel complesso del mercato europeo, le Ecv raggiungono il 30,7% di quota, con le Bev al 20,6% (+3,6 p.p.) e le Phev al 10,1% (+2,2 p.p.); al netto dell’Italia, la quota Bev sale al 22,6%.

In coerenza con gli obiettivi europei di abbattimento delle emissioni, Unrae ribadisce l’urgenza di una riforma della fiscalità delle auto aziendali in chiave “green”, volta ad accelerare la penetrazione dei veicoli a zero o bassissime emissioni – fino a 60 g/km di CO₂ – nel mercato nazionale. È indispensabile agire su detraibilità dell’Iva, deducibilità dei costi e periodo di ammortamento, attraverso misure progressive che prendano avvio prioritariamente dalla revisione del regime di deducibilità. Interventi di questo tipo consentirebbero inoltre di ridurre il divario competitivo tra le imprese italiane di qualsiasi comparto merceologico e le loro controparti europee.

Il Direttore Generale Andrea Cardinali sottolinea che: “Secondo il più recente rapporto Acea sui benefici fiscali e gli incentivi per le auto elettriche, pubblicato a metà aprile, le agevolazioni fiscali per i veicoli aziendali a trazione elettrica rappresentano un potente strumento per accelerare l’elettrificazione delle flotte, tant’è che ben 18 Stati membri dell’Unione Europea le hanno adottate, con modalità differenziate tra loro. Tra i principali mercati, la Germania interviene con l’ammortamento accelerato che, insieme alla detraibilità Iva al 100% in linea con la disciplina comunitaria, si traduce in un costo per l’azienda inferiore del 40% rispetto all’Italia. Il Regno Unito applica aliquote fiscali preferenziali per le Bev, la Spagna l’ammortamento accelerato. In questo contesto, risalta in modo preoccupante la totale assenza di misure dedicate alle auto aziendali in Italia, unico fra i cinque Major Market europei a non averne.”

Cardinali evidenzia come sia necessario un intervento politico non più rimandabile:

“L’adozione delle proposte che Unrae da tempo sottopone alle Istituzioni costituirebbe un passaggio decisivo per coniugare il raggiungimento degli obiettivi ambientali con il rafforzamento della competitività del sistema produttivo, sostenendo al contempo l’innovazione tecnologica e il rinnovamento del parco circolante”.

Il rinnovo del parco rappresenta una priorità assoluta sotto il profilo ambientale e della sicurezza stradale. Con oltre 41 milioni di autovetture in circolazione al 31 dicembre 2025 (stima Unrae), il parco italiano è tra i più estesi d’Europa in rapporto alla popolazione e, al contempo, tra i più datati e inquinanti nei principali mercati del Continente: con un’età media di 13 anni, il nostro Paese è secondo solo alla Spagna per anzianità, ma con dimensioni superiori di oltre una volta e mezza. Il progressivo svecchiamento anagrafico e tecnologico della flotta appare quindi imprescindibile, considerando le dotazioni di sicurezza attiva e passiva e le tecnologie di riduzione delle emissioni obbligatoriamente presenti nei veicoli di nuova generazione.

In parallelo, per lo sviluppo della transizione energetica, l’Italia necessita con urgenza di un piano accelerato di infrastrutturazione di ricarica elettrica, con una distribuzione territorialmente più omogenea, e di interventi sui costi di ricarica, affinché le tariffe risultino in linea con quelle praticate all’Estero.

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