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Si assottiglia ancora la flotta commerciale italiana: -1,8% in portata lorda per Unctad

Le navi italiane rappresentano ora lo 0,281% della portata globale e l’1,22% in valore

di FRANCESCA MARCHESI
26 Giugno 2026
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Bandiera Marina Mercantile italiana

Si assottiglia ancora la flotta di navi commerciali italiane, in senso stretto e non.

Gli ultimi dati di Unctad sulla ‘merchant fleet’ mondiale, pubblicati nei giorni scorsi, confermano infatti la tendenza al ridimensionamento ormai in atto da diversi anni, sebbene con flessioni meno drammatiche di quelle osservate negli ultimi anni.

Cominciando l’analisi guardando alla sola bandiera di registrazione (e al solo insieme di unità con stazza lorda superiore alle 100 tonnellate), le rilevazioni dell’agenzia Onu mostrano infatti per le navi ‘immatricolate’ nella Penisola una nuova contrazione in termini di portata lorda (da 7,228 a 7,095 milioni di tonnellate, -1,8%), mentre il numero di unità resta sostanzialmente invariato (1.132 contro 1.131 del 2025), con una età media che resta pari a 30 anni. Una fetta che in termini di portata lorda risulta ad oggi pari allo 0,281% della flotta mondiale (era lo 0,3% nella precedente rilevazione) e che in valore pesa invece per l’1,22% (contro l’1,36% del 2025: nel 2019, primo anno di rilevazione, era il 2,07%).

Spacchettando l’insieme rispetto alla tipologia del carico trasportato, spicca come il calo interessi in buona parte le navi cisterna, scese tra 2025 e 2026 da 78 a 71 unità (-9%), con una portata complessiva diminuita del 15,4% fino a 1,867 milioni di tonnellate. Resta invece stabile (per numero navi e loro portata) l’insieme delle rinfusiere (7 unità, 630mila tonnellate), e lo stesso vale sostanzialmente anche per le general cargo (da 99 a 98 unità, per 1.469.000 tonnellate, -2,62%). In controtendenza invece le portacontainer (da 11 a 15 unità) e le navi di altro tipo (da 936 a 941) con registrazione italiana.

Sbirciando tra le altre bandiere, a saltare all’occhio tra le altre è l’ascesa di quella di San Marino. Al registro del micro-Stato appenninico fanno ora capo 96 navi (dalle 56 del 2025), per una portata lorda complessiva ora pari a 2.344.000 tonnellate (+5,4% circa). Del totale fanno ora parte 36 rinfusiere (dalle precedenti 19), 16 unità general cargo (dalle 16 del 2025), 3 portacontainer (erano 2 l’anno prima) e 32 navi di altro tipo (da 20).

Come noto Unctad però elabora anche un altro data set, in cui include le unità con stazza lorda superiore alle 1.000 tonnellate, di proprietà (beneficial ownership) delle shipping company di un certo paese, che ne battano o meno la bandiera.

Relativamente all’Italia, anche questa rilevazione indica una tendenza alla flessione, arrivando a contare nel 2026 519 unità (dalle 533 del 2025), per complessive 10.680.000 tonnellate di portata lorda (dalle 11.298.582 del 2025) con un calo quindi del 5,47%.

La contrazione coinvolge le unità battenti il tricolore, che scendono da 403 a 396 unità, e in portata arrivano a 6.326.000 tonnellate, perdendo quindi l’1,2%, e in modo più pesante quelle che inalberano vessilli esteri (da 129 a 123), che si fermano a 4.354.000 tonnellate, in discesa quindi del 10,98% sulla precedente rilevazione. Nell’insieme la flotta che si può considerare a vario titolo italiana rappresenta ora lo 0,43% del totale mondiale in termini di portata lorda, a fronte dello 0,5% dello scorso anno.

Interessante infine notare che tra le navi ‘italiane’ battenti bandiere estere a riscuotere il maggior successo sia quella maltese (60 unità, contro le 61 del 2025). Seguono il registro portoghese, che include anche Madeira, con 13 navi (prima erano 14), quello delle Bahamas (ora 9, dalle 10 del 2025) e di Cipro, stabile a 5 unità, ovvero la stessa quantità di navi che risultano ad oggi ‘immatricolate’ nella Federazione Russa.

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