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“Adesso Tirrenia venga nazionalizzata”: lo chiede l’Usb

A seguito dell’annuncio da parte di Tirrenia Cin di voler sospendere dal prossimo 1 dicembre cinque linee con le isole maggiori e con le Tremiti, l’Unione Sindacale di Base scende in campo per chiedere la nazionalizzazione della compagnia. A rischio ci sono centinaia di posti di lavoro sia in mare che a terra. “Purtroppo questa […]

di Nicola Capuzzo
23 Novembre 2020
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Maria Grazia Onorato (Tirrenia)

A seguito dell’annuncio da parte di Tirrenia Cin di voler sospendere dal prossimo 1 dicembre cinque linee con le isole maggiori e con le Tremiti, l’Unione Sindacale di Base scende in campo per chiedere la nazionalizzazione della compagnia. A rischio ci sono centinaia di posti di lavoro sia in mare che a terra.

“Purtroppo questa è un’altra brutta storia delle privatizzazioni all’italiana che altro non hanno fatto che depauperare il patrimonio industriale di questo Paese, in modo ancora peggiore per quanto riguarda le grandi aziende dei trasporti. Il braccio di ferro tra armatore e Governo rischia di essere pagato dai lavoratori, dai cittadini che hanno bisogno dell’esercizio del trasporto in continuità territoriale e da tutta la collettività” si legge in una nota del sindacato autonomo. Che poi aggiunge: “Per questi motivi Usb ha chiesto un incontro alla ministra dei trasporti Paola De Micheli: non ci limiteremo a chiedere il rispetto degli impegni, la salvaguardia occupazionale e la garanzia di un servizio essenziale a territori già di per se fragili, ma chiederemo anche che si apra anche in questo caso la riflessione sull’emergenza di invertire la rotta, assicurando investimenti pubblici nel settore dei trasporti marittimi che procedano alla rinascita di una compagnia navale pubblica affinché non si assista più a scempi di questo genere”.

Secondo l’Usb “la vicenda attuale della Tirrenia Cin non è altro che l’ennesimo epilogo scandaloso della privatizzazione di una grande azienda di trasporti pubblica che ha fatto la storia della marineria mercantile italiana. La lettera con la quale l’amministratore delegato Mura annuncia la sospensione di molte tratte in continuità territoriale non era inaspettata, così come era prevedibile che la dirigenza mettesse sul piatto la crisi occupazionale per smuovere il ministero dei trasporti sulla questione della continuità territoriale”.

Per il sindacato “è certamente stigmatizzabile il fatto che il Governo non abbia ancora corrisposto alla società quanto dovuto per l’esercizio delle tratte a onere pubblico per territori che ne hanno bisogno, oltre che diritto” ma “la situazione della Tirrenia Cin è grave non da oggi e ben oltre le responsabilità dell’esecutivo”.

Come noto il tribunale di Milano ha dato tempo a Moby e a Compagnia Italiana di Navigazione fino al 28 dicembre per presentare un piano concordatario da sottoporre al giudizio di banche, obbligazionisti e creditori vari.

Sui social network la notizia della paventata interruzione delle linee ha scatenato la reazione dei marittimi, la quasi totalità dei quali ha votato le spalle a Vincenzo Onorato che fino a un anno fa era da molti considerato un paladino dei lavoratori italiani. Oggi, al contrario, molti esaltano altri armatori italiani suoi concorrenti e sono rimasti pochi quelli pronti a prendere le difese del numero uno di Moby al quale viene anche rinfacciata la scritta “Onorato per i marittimi italiani” che campeggia sulle fiancate delle navi Alf Pollak e Maria Grazia Onorato.

Anche il sindacato Federmar Cisal per bocca del suo segretario generale Alessandro Pico ha annunciato lo sciopero dei lavoratori Tirrenia proprio per l’1 dicembre.

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