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Schenone (Psa) esce allo scoperto: “La nuova diga di Genova non è prioritaria”

E’ fondamentale la nuova diga di Genova per dare un futuro allo scalo? “No, secondo me no. E forse ce ne sono anche altri (imprenditori del porto, ndr) che non hanno ancora detto come la pensano”. Risponde così Giulio Schenone, amministratore delegato della società che controlla i terminal container di Psa a Genova (Sech e […]

di Nicola Capuzzo
3 Novembre 2021
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Nuova diga porto di Genova

E’ fondamentale la nuova diga di Genova per dare un futuro allo scalo? “No, secondo me no. E forse ce ne sono anche altri (imprenditori del porto, ndr) che non hanno ancora detto come la pensano”.

Risponde così Giulio Schenone, amministratore delegato della società che controlla i terminal container di Psa a Genova (Sech e Pra’) oltre al Terminal Darsena Toscana di Livorno, all’emittente televisiva genovese Primocanale che gli ha chiesto di esprimere un parere sull’opera infrastrutturale più imponente e finanziariamente importante del futuro per lo scalo del capoluogo ligure e per l’intera portualità nazionale.

Sia chiaro: il fatto che Schenone fosse contrario non è una novità dal momento che lo spostamento al largo della diga favorirebbe la crescita di un polo dei container (ai terminal Bettolo e a Spinelli) in diretta concorrenza proprio con le ‘sue’ banchine a Calata Sanità (Sech) e a Pra’. Significativo è però il fatto che per la prima volta lo abbia detto pubblicamente perché questo lascia presupporre che il gruppo Psa Genoa Investments abbia deciso di andare al contrattacco dopo molti mesi di silenzio sul tema.

L’avvio dei lavori per quest’opera faraonica faticano a partire, lo stesso presidente Paolo Emilio Signori, vertice della locale Autorità di Sistema Portuale, ha ammesso che le difficoltà e gli ostacoli incontrati sul percorso verso l’apertura dei cantieri sono stati maggiori del previsto, e ora il maggiore gruppo terminalistico italiano ha deciso di uscire allo scoperto per affermare la sua contrarietà al progetto.

“In realtà io credo che la diga sia sicuramente un’opera importante ma non è l’opera fondamentale” ha precisato Schenone. Che poi ha aggiunto: “Fondamentale è che questi contenitori possano essere evacuati dai terminal esistenti in maniera efficiente ed efficace, cosa che in questo momento non avviene. Ma che speriamo possa avvenire quando tutti i lavori per il nodo ferroviario saranno completati”. Prioritari, semmai sono dunque i lavori per l’ultimo miglio ferroviario e stradale in porto.

Il numero uno di Medov e di Gruppo Investimenti Portuali ha proseguito sottolineando che l’analisi costi benefici per la valutazione della nuova diga “no ha tenuto conto almeno di un paio di altri aspetti: le navi portacontainer da 24.000 Teu in Liguria possono andare già in altri tre porti: La Spezia, Genova Pra’ e Vado Ligure. Il fatto che debbano necessariamente entrare anche nel porto storico di Sampierdarena è secondo me leggermente fuorviante se citiamo questa come causa fondamentale per fare i lavori della nuova diga”.

Detto ciò, per Schenone, lo spostamento al largo della diga “rimane un’opera importante perché è necessario dotare il porto di un accesso nautico e di un’uscita diversi rispetto a quelli attuali”. a questione è legata a un rischio di “overcapacity: oggi l’offerta di terminal è sicuramente superiore alla domanda e, nonostante il rimbalzo del Pil atteso per quest’anno, non si prevede che ci siano tassi di crescita così elevati anche per i prossimi anni. Le previsioni che ho letto (nell’analisi costi benefici, ndr) mi sembrano molto ottimistiche”.

SHIPPING ITALY, all’indomani della presentazione pubblica dell’analisi costi benefici relativa alla costruzione della nuova diga, aveva interpellato le maggiori associazioni di categoria portatrici d’interesse sul progetto riscontrando informalmente qualche perplessità ma ufficialmente un largo supporto alla realizzazione di questa nuova infrastruttura. L’opera, vale la pena ricordarlo, è stata inserita nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nella prima fase costerebbe circa 1 miliardo di euro di soldi pubblici che risultano già essere stati stanziati.

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