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Si complica l’autonomia differenziata: “Le reti di trasporto restino materia statale”

In una sentenza della Consulta ribadita l’impossibilità di trasferimento alle regioni delle competenze su porti, aeroporti e grandi direttrici stradali e ferroviarie

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
4 Dicembre 2024
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Incontro Toti – Calderoli – Rixi (2)

L’ambizione di alcune regioni, Veneto e Liguria in primis, di ascriversi la gestione dei grandi nodi trasportistici presenti sul proprio territorio pare destinata a essere frustrata.

La sentenza appena pubblicata con cui la Corte Costituzionale ha smantellato buona parte della legge sull’autonomia differenziata, infatti, ha ribadito che “vi sono delle materie, cui pure si riferisce l’art. 116, terzo comma, Cost., alle quali afferiscono funzioni il cui trasferimento è, in linea di massima, difficilmente giustificabile secondo il principio di sussidiarietà. Vi sono, infatti, motivi di ordine sia giuridico che tecnico o economico, che ne precludono il trasferimento. Con riguardo a tali funzioni, l’onere di giustificare la devoluzione alla luce del principio di sussidiarietà diventa, perciò, particolarmente gravoso e complesso”. In questi casi non è del tutto preclusa “la possibilità del trasferimento di alcune funzioni, ma questo deve trovare una più stringente giustificazione in relazione al contesto, alle esigenze di differenziazione, alla possibilità da parte delle regioni di dare attuazione al diritto unionale”.

Tra le varie funzioni in questione i giudici della Consulta hanno ritenuto “ancora più marcati (…) gli ostacoli al trasferimento di funzioni, in particolare di quelle legislative, concernenti la materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia»”. E sottolineato che “a conclusioni simili si perviene per le funzioni concernenti le materie «porti e aeroporti civili» e «grandi reti di trasporto e di navigazione». Anche in questo caso, le reti di trasporto e le infrastrutture che ne sono i nodi fondamentali – come i porti e gli aeroporti – sono parti di un sistema euronazionale. Vi è, infatti, una disciplina eurounionale delle reti e dei trasporti, dei piani europei di sviluppo di alcuni grandi direttrici di trasporto (sia ferroviario che su strada), dei progetti di investimento cofinanziati dall’Unione. Ma anche a livello nazionale le grandi reti di trasporto e i loro nodi infrastrutturali sono parti di un sistema nazionale, costituente una piattaforma essenziale dell’economia e del mercato nazionale, che richiede, nel rispetto della normativa eurounionale, il mantenimento di fondamentali funzioni, in primo luogo, di normazione, a livello statale”.

A.M.

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