Nell’inchiesta Traghettopoli 70 indagati (c’è anche Onorato)
Per molti rappresentanti di Capitanerie e forze dell’ordine l’accusa è avere messo a disposizione la loro funzione in cambio di biglietti gratis sui traghetti

Sono 70 le persone indagate, tra ufficiali e vertici della Capitaneria di porto e di altre forze dell’ordine, con l’accusa di avere messo a disposizione la loro funzione in cambio di biglietti gratis sui traghetti. E’ uno degli ultimi aggiornamenti dell’inchiesta per corruzione del pm Walter Cotugno che nei giorni scorsi ha chiesto un nuovo sequestro delle caselle di posta elettronica di 14 tra i vertici e i dipendenti (tutti indagati e tra questi figura anche Vincenzo Onorato) delle società Moby, Cin e Toremar.
Alle tre società la procura contesta la norma 231, e cioè la responsabilità amministrativa dell’ente.
L’acquisizione delle caselle di posta elettronica, secondo l’accusa, servirebbe perché già in alcune sarebbero emerse le prove della prassi di regalare i biglietti a chi poteva tornare utile per eventuali controlli sulle imbarcazioni. Dalle indagini è inoltre emerso che uno degli indirizzi della Moby veniva svuotato ogni giorno e quindi non è stato possibile recuperare le conversazioni.
L’inchiesta era deflagrata ad aprile e aveva portato al sequestro di alcuni traghetti per un valore di 64 milioni.
Sequestro poi annullato dal Riesame. Secondo l’impianto accusatorio, le navi della società erano prive dei requisiti fissati dalla normativa internazionale in materia ambientale: alcuni componenti dei motori principali e dei diesel dei generatori di corrente sarebbero stati manomessi o sostituiti con pezzi di ricambio non originali e, quindi, non conformi alle norme, che sarebbero state aggirate con false attestazioni riportate sui registri o attraverso la contraffazione dei segni di autenticazione di competenza delle autorità pubbliche. Sempre secondo l’accusa, i dirigenti della compagnia avrebbero regalato biglietti (34 mila) a ufficiali e ammiragli della Capitaneria di porto affinché chiudessero un occhio. Prova, per la Procura, di un “meccanismo corruttivo impressionante”.
Moby ha commentato la notizia dicendo: “Questo sequestro del pm di Genova – dicono dalla compagnia – è l’ennesima riedizione di identici provvedimenti di sequestro che sono stati giustiziati come illegittimi e quindi annullati sia dal tribunale dei riesame di Genova che dalla corte suprema di cassazione. Riteniamo l’ultimo provvedimento illegittimo alla stessa stregua di quanto già ritenuto illegittimo dalla magistratura giudicante. Non si tratta di sequestro di nuovi documenti ma di documenti già sequestrati e illegittimamente ancora nelle mani del pubblico ministero”.
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