La Difesa in cerca di un Offshore Supply Vessel da riadattare in Italia
Budget stimato a 50 milioni di euro per l’acquisto di una unità che servirà per il trasporto di mezzi per sorveglianza subacquea

Navarm, ovvero la Direzione degli Armamenti Navali del Ministero della Difesa, ha dato il via a metà luglio a una consultazione preliminare di mercato per acquisire sul mercato dell’usato una unità da riadattare e quindi impiegare come “Unità Polivalente per la Sorveglianza della Dimensione Subacquea”, in sintesi Upsds, ovvero come mezzo navale per il trasporto di sistema di sorveglianza, subacquea e di superficie, a guida autonoma e non.
Più precisamente la procedura ha lo scopo di verificare se vi siano – oltre a Fincantieri, le cui capacità e competenze sono già note e acclarate – altri fornitori in grado di assicurare la disponibilità dell’unità, che dovrà essere nelle mani della Marina Militare, già completamente riadattata, entro il prossimo 26 febbraio o comunque entro 120 giorni dalla firma del contratto.
Sul piatto, il ministero ha posto un budget stimato di 50 milioni di euro, per un mezzo e un fornitore che – chiarisce il documento – dovranno avere caratteristiche ben definite.
Quest’ultimo, in possesso della design authority della nave, dovrà possedere la capacità di revisionare gli impianti presenti a bordo. L’unità – di tipo Offshore Supply Vessel secondo la classificazione Iacs – dovrà tra le altre cose avere sistemi di posizionamento Dp2, un ponte di lavoro di almeno 2.560 mq, una gru da 40 tonnellate, almeno 500 m di cavo e sistema anti-heeling, larghezza tra i 18e i 22 metri, lunghezza fuori tutto tra i 75 e i 110 metri, almeno 60 posti letto e altro ancora. Realizzata non più tardi del 2015, dovrà inoltre essere in grado di raggiungere una velocità massima di almeno 11 nodi. Il documento elenca poi anche una serie di caratteristiche ‘desiderabili’, quali la presenza di una gru secondaria, di un moon pool (ovvero di una apertura verticale sotto lo scafo) e di uno spazio con funzione di eliporto.
L’iter immaginato dalla Difesa prevede quindi che dopo l’individuazione del mezzo sul mercato second hand, questo svolga gli eventuali lavori di manutenzione e adattamento, – inclusi quelli per renderlo interoperabile con le altre unità della Marina Militare -, presso un “sorgitore nazionale”, su progetto curato dal fornitore, fino appunto alla consegna nel febbraio 2026.
F.M.
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