“Il trasporto marittimo e il ruolo dei canarini nelle miniere”
Il contributo a firma di Stefano Messina (Assarmatori) pubblicato nell’inserto speciale “Un anno di SHIPPING in ITALY” – Edizione 2025

A questo link leggi l’inserto speciale “Un anno di SHIPPING in ITALY” – Edizione 2025
Stefano Messina *
* presidente Assarmatori
Il mondo muta e si trasforma a ritmi impensabili sino a pochi decenni fa. Assistiamo a cambi di rotta improvvisi, allo sfiorire di alleanze geopolitiche che sembravano incrollabili e all’emergere di nuove economie e nuovi rapporti di forza, a volte anche nel volgere di pochi mesi. In questo contesto si inserisce anche il trasporto marittimo, che sempre più spesso assume quello che era il ruolo dei canarini nelle miniere in grado di avvertire per primi, purtroppo morendo, le fughe di gas in atto: veri e propri “campanelli d’allarme”, avanguardie di fenomeni destinati poi a coinvolgere tutta l’economia.
Ambiente. In tale scenario si inseriscono ad esempio le normative climatiche. Il 2025 è il secondo anno in cui il trasporto marittimo è stato chiamato a fare i conti con l’ETS, con quote sempre più impattanti sui bilanci delle società armatoriali. Nel 2021 questo sistema, al pari di tutto il pacchetto “Fit for 55” voluto dalla Commissione europea, ci era stato delineato come semplicemente ‘anticipatore’ di una dinamica che si sarebbe poi consolidata a livello globale. Così non è stato. Proprio quest’anno abbiamo assistito alla frenata in sede IMO (International Maritime Organization) sul Net Zero Framework, ovvero su una regola valida a livello mondiale sulle emissioni. In assenza di questa, è diventato ancora più urgente che il Vecchio Continente torni sui suoi passi. Politiche imposte su scala regionale non solo hanno un effetto davvero minimo, se non impalpabile, sulla reale decarbonizzazione del trasporto marittimo, ma vanno a minare la competitività delle compagnie di navigazione e dei porti: gli ingenti investimenti che si stanno dispiegando sulle banchine degli scali nordafricani ne sono la prova più evidente. Nel 2026 ci sarà spazio per modificare questa impostazione e dovremo essere pronti a coglierlo, per tutelare i settori maggiormente a rischio, ovvero transhipment, Autostrade del Mare (un segmento in cui gli armatori italiani sono leader a livello globale, realizzando una vera sostenibilità ambientale) e collegamenti con le isole maggiori.
E in questo contesto, siamo soddisfatti dell’operato del Governo, dal Ministro Salvini al Vice Ministro Rixi, che a livello europeo sta tenendo il punto evidenziando in ogni sede le storture di queste politiche.
Semplificazioni. Il 2025 è anche l’anno in cui sono arrivati risultati non trascurabili sul fronte della semplificazione amministrativa dell’apparato burocratico che regola il trasporto marittimo. Lo evidenziamo da anni: la bandiera italiana continua a perdere tonnellaggio perché gli armatori sono attratti da Registri di altri Paesi – spesso anche europei – che non offrono benefici fiscali, ma una burocrazia agile, snella. È quindi un fatto positivo l’approvazione alla Camera e al Senato del Disegno di Legge Semplificazioni, attraverso il quale vengono introdotte misure a costo zero per le casse dello Stato; misure che sono tuttavia molto importanti per le imprese di navigazione e per il lavoro marittimo. In particolare, sono state rese strutturali le semplificazioni definite durante l’emergenza pandemica relativamente alle annotazioni di imbarco e sbarco e alle forme del contratto di arruolamento dei lavoratori marittimi, poi prorogate di anno in anno, con l’utilizzo di forme digitali e la possibilità di stipula in luoghi diversi da quello dell’armatore. Inoltre, è stato previsto il riordino e la semplificazione della disciplina del servizio sanitario a bordo delle navi mercantili, con particolare riferimento alle figure professionali sanitarie interessate. Siamo pienamente soddisfatti dell’esito di questo procedimento, che abbiamo seguito da vicino sin dall’inizio, ma l’opera di sburocratizzazione dell’apparato amministrativo che regola il trasporto marittimo in Italia deve andare avanti senza ritardi: l’approvazione del Disegno di Legge Semplificazioni deve essere il calcio d’inizio di un percorso che riporti la marittimità italiana a competere a livello globale e non certo il fischio finale della partita.
Riforma. Nel corso dell’anno che si avvia alla conclusione abbiamo potuto svolgere anche un primo approfondimento sulla bozza di riforma portuale. Riteniamo che il nodo principale da affrontare sia l’attuale assenza di un coordinamento centrale realmente efficace. Le Autorità di Sistema Portuale hanno spesso agito in autonomia, definendo strategie e investimenti non sempre allineati fra loro. Anche la Conferenza dei Presidenti, introdotta con la riforma del 2016, non si è dimostrata lo strumento idoneo a garantire un’effettiva visione unitaria. Valutiamo pertanto positivamente che la riforma introduca una regia nazionale con poteri chiari e capacità operativa, così da assicurare una pianificazione omogenea e orientata all’interesse generale; criteri di valutazione univoci per gli interventi strategici; una gestione coordinata delle priorità infrastrutturali, basata su analisi tecniche e non su spinte territoriali.
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