A Miami i big delle crociere preoccupati da caro-carburante, overtourism e Medio Oriente
Le compagnie guardano con apprensione alla disponiblità di cherosene per i trasporti aerei che potrebbe compromettere i trasferimenti ai porti dei passeggeri la prossima estate

Come (quasi) ogni anno il convegno di apertura ‘State of cruise industry’ con cui si è aperta a Miami la fiera Seatrade Cruise Global è stato contraddistinto da annunci di promettenti trend e grande resilienza, oltre che flessibilità, del business turistico on-board anche se in quest’ultima occasione la guerra in Medio Oriente e il caro-carburante hanno rovinato la festa.
Preoccupa, infatti, non solo il cherosene indispensabile agli aerei per portare i passeggeri ai porti d’imbarco (che inizia a scarseggiare) ma anche il prezzo del carburante per le navi che rischia di rovinare i conti delle compagnie, alle prese già con una domanda di vacanze a bordo rallentata in Europa e azzerata in Golfo Persico.
Diversamente dagli altri grandi player di mercato, Carnival Corporation pare scelga coscientemente di non coprirsi dal rischio di fluttuazione dei prezzi del bunker e questo nel 2026 avrà un impatto non irrilevante sui risultati. “Nessuno ci chiede informazioni sulla copertura del rischio di cambio (del carburante) quando il prezzo è basso. Il punto di partenza è che il carburante è essenziale per la nostra attività. L’obiettivo di Carnival Corporation è consumarne di meno. In definitiva, se consumiamo meno carburante, risparmieremo denaro e faremo del bene al pianeta” è stata la risposta di Josh Weinstein, a.d. di Carnival Corporation, parlando dell’attuale situazione geopolitica che ha fatto aumentare i prezzi del carburante. “È vero, in questo preciso momento ci danneggerà” ha ammesso Weinstein, pur sottolineando che Carnival è un’azienda sana, con un ottimo bilancio e una domanda record.
“Il bello di questo settore è che ci adattiamo, cambiamo rotta e perseveriamo” ha affermato Jason Liberty, presidente e amministratore delegato di Royal Caribbean Group, evidenziando che il suo gruppo è impegnata nello sviluppo tecnologico e nell’utilizzo di biocarburanti e combustibili alternativi. “Questo serve a prepararci per avvicinarci sempre di più agli obiettivi di zero emissioni nette”, anche se oggi la questione principale riguarda la disponibilità di carburante, nonché il prezzo e la scalabilità. Secondo Liberty il dibattito attuale sui carburanti tradizionali e sul loro prezzo è momentaneo e non modificherà l’impegno dell’azienda nello sviluppo di combustibili alternativi.
John Chidsey, presidente e amministratore delegato di Norwegian Cruise Line Holdings, ha battuto sul rapporto qualità-prezzo di una vacanza in crociera che rimane particolarmente vantaggioso rispetto all’alternativa della vacanza a terra nei resort. “Controlliamo tutto, dalle isole all’esperienza a bordo della nave: abbiamo un grande vantaggio nel rendere il tutto estremamente fluido” ha sottolineato Chidsey, che ha assunto la carica di presidente e a.d. di Nclh a febbraio con il compito di risanarla. “Credo che possiamo migliorare la nostra capacità operativa” ha aggiunto.
Pierfrancesco Vago, presidente esecutivo della divisione crociere del Gruppo Msc, ha affermato che il settore era stato inizialmente criticato per la sua scarsa sostenibilità, ma ha poi ribaltato questa concezione mettendo in mostra i risultati ottenuti. “Ora dobbiamo fare lo stesso con quello che viene chiamato overtourism” ha spiegato, prendendo Dubrovnik come esempio perchè, sedendosi a un tavolo e dialogando con le autorità locali su come controllare il flusso di passeggeri, si è arrivati a un numero gestibile di ospiti delle navi da crociera. “Dobbiamo collaborare con le autorità per pianificare la distribuzione (degli ospiti)” ha precisato il presidente di Msc Crociere.
In parallelo, secondo il numero uno di Royal Caribbean Group, il crescente numero di destinazioni private sviluppate dal settore delle crociere, come le piccole isole Perfect Day a CocoCay, stanno contribuendo a distribuire un numero sempre maggiore di ospiti, alleviando la congestione nei porti. “È improbabile che siamo la vera causa dell’affollamento, ma quando entriamo, lo si nota chiaramente. Sono in corso molti investimenti per distribuire meglio i clienti” sono state le parole di Liberty.
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