“Lo Stretto di Hormuz riapre” (almeno per il tempo della tregua in atto)
Centinaia di navi rimaste ostaggio in Golfo Persico cercheranno nelle prossime ore di affrettarsi a lasciare l’area

L’Iran riapre lo Stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali, petroliere comprese, fino alla fine della tregua con gli Stati Uniti. Il cessate il fuoco dura fino al 21 aprile. “In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz” determinante per il commercio del 20% del petrolio mondiale, è dichiarato completamente aperto per il restante periodo di cessate il fuoco, sulla rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione portuale e marittima della Repubblica islamica dell’Iran” ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.
Molte navi si sono rimasse in moto per cercare di lasciare il Golfo Persico il prima possibile; fra le prime a ‘scappare’ c’è stata la nave da crociera Celestyal Discovery.
La comunicazione, che ha determinato un immediato calo del prezzo del petrolio, è stata accolta con entusiasmo dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto d’Iran è completamente aperto e pronto per la ripresa del traffico” ha scritto sul social network Truth. Il presidente americano ha precisato che il blocco navale attuato dagli Usa rimane attivo: “Il blocco navale rimarrà pienamente in vigore nei confronti dell’Iran fino a quando le trattative con l’Iran non saranno completamente concluse. Questo processo dovrebbe svilupparsi molto rapidamente, la maggior parte dei punti sono già stati negoziati”. Inoltre ha aggiunto: “L’Iran con l’aiuto degli Usa ha rimosso, o sta rimuovendo, tutte le mine dal mare”.
Contrariamente a quanto sostenuto dall’Iran, la riapertura dello Stretto secondo Trump non è legata al raggiungimento della tregua tra Libano e Israele: “Questo accordo non è in alcun modo subordinato alla questione libanese, ma gli Stati Uniti collaboreranno separatamente con il Libano e affronteranno la situazione di Hezbollah in modo appropriato. Israele non bombarderà più il Libano”. Poi un’altra stoccata alla Nato: “Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz è risolta, ho ricevuto una chiamata dalla Nato che mi chiedeva se avessimo bisogno di aiuto. Ho detto loro di stare alla larga, a meno che non vogliano solo riempire le loro navi di petrolio. Si è rivelata inutile quando serviva, una tigre di carta!” ha affermato, ringraziando invece Pakistan e Arabia Saudita.
L’annuncio arriva mentre filtrano indiscrezioni sul piano in discussione per porre fine alla guerra. Sul tavolo, in un documento di 3 pagine, l’ipotesi secondo cui Washington sbloccherebbe beni iraniani per 20 miliardi di dollari. In cambio, riferisce Axios, Teheran cederebbe in particolare le proprie scorte di uranio arricchito al 60%: si tratta di 440 chili di materiale che, con ulteriori step relativamente semplici, arriverebbe alla soglia del 90% necessaria per l’impiego in ambito militare. Le scorte totali dell’Iran – non solo quindi il materiale arricchito – raggiungono complessivamente le 2 tonnellate.
Nel dialogo, gli Stati Uniti hanno chiesto all’Iran di accettare di inviare tutto il materiale nucleare negli Stati Uniti. La prima risposta della Repubblica islamica prevedeva la possibilità di diluire l’uranio in territorio iraniano. Sul tema non c’è ancora un’intesa definitiva e, tra le ipotesi allo studio, c’è anche quella che prevede l’invio di una parte del materiale ad un paese terzo, non necessariamente gli Usa. Eventuali procedure in Iran verrebbero monitorate dagli organismi internazionali.
Negli ultimi due mesi, la guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele ha trasformato lo Stretto di Hormuz — uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo — in un vero e proprio collo di bottiglia per il commercio globale.
Secondo le stime più recenti, il numero di navi coinvolte nella crisi varia a seconda delle fonti e del momento osservato. Nelle fasi più acute del blocco, si è arrivati fino a circa 800–1000 navi bloccate o in attesa nel Golfo Persico, con a bordo circa 15.000 marittimi e carichi enormi di materie prime, tra cui circa 170 milioni di barili di petrolio . Alcune analisi parlano addirittura di migliaia di imbarcazioni coinvolte nell’area più ampia della crisi .
Anche dopo l’annuncio di tregue parziali, la situazione resta fortemente limitata: il traffico nello stretto è passato da oltre 100 navi al giorno a poche unità, con un tetto imposto di circa 15 transiti quotidiani sotto controllo iraniano . Di conseguenza, centinaia di petroliere e cargo restano fermi o rallentati in attesa di autorizzazione.
L’impatto economico è stato immediato e significativo. Si è infatti assistito a un calo del traffico petrolifero fino al 40–70% nelle prime settimane, a un aumento del prezzo del petrolio con rialzi fino al 13% in pochi giorni, blocchi e ritardi nelle catene di approvvigionamento globali, sospensione delle rotte da parte di grandi compagnie di navigazione. Poiché dallo Stretto di Hormuz passa circa il 20% del petrolio mondiale, ogni interruzione ha mostratto di generare effetti immediati su energia, inflazione e trasporti a livello globale.
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