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Il cluster triestino preme per l’applicazione del porto franco internazionale

Bene le nuove proposte lanciate ancora di recente ma l’obbiettivo resta il pieno riconoscimento dell’unicità del Porto Franco internazionale di Trieste. E’ questo il messaggio che gli operatori portuali giuliani hanno lanciato ieri in occasione dell’incontro al locale Propeller Club organizzato per discutere delle nuove iniziative destinate ad attuare in maniera completa ciò che la […]

di Nicola Capuzzo
28 Gennaio 2020
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Porto di Trieste veduta aerea

Bene le nuove proposte lanciate ancora di recente ma l’obbiettivo resta il pieno riconoscimento dell’unicità del Porto Franco internazionale di Trieste.
E’ questo il messaggio che gli operatori portuali giuliani hanno lanciato ieri in occasione dell’incontro al locale Propeller Club organizzato per discutere delle nuove iniziative destinate ad attuare in maniera completa ciò che la legge in qualche modo già prevede per lo scalo giuliano.
“Un percorso ormai inarrestabile”. Così il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del
Mare Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino ha definito il processo che dovrà riconoscere,
ma soprattutto applicare fino in fondo, lo status di Porto Franco Internazionale di Trieste.
Un processo che è iniziato in maniera concreta nel corso del 2017 con un decreto attuativo
del Trattato di Pace di Parigi, siglato nel 1947. Restano da mettere a punto alcuni tasselli ma ormai la strada è aperta per riconoscere l’unicità del regime da applicare allo scalo portuale del Friuli Venezia Giulia.
Su questo scenario si innesta la proposta di legge di Debora Serracchiani (ex Presidente
della Regione Friuli e oggi deputata Pd) che prevedrebbe la detassazione degli stipendi, incentivi all’assunzione per le imprese e istituzione di Zone economiche speciali (ZES) in aree connesse al Porto Franco di Trieste.
“Il Decreto non è stato sufficiente, c’è un motivo culturale che non ci consente di sfruttare
appieno le caratteristiche del Porto Franco. Dobbiamo spiegare a Roma cosa sia il Porto Franco e poi all’Unione europea il perché non glielo abbiamo comunicato” ha detto Serracchiani. “Le Dogane non sono cattive ma applicano una normativa che non riguarda il Porto Franco Internazionale di Trieste”.
Al presidente di Confetra Friuli venezia Giulia, Stefano Visintin, è toccato invece spiegare le differenze sostanziali tra Porto Franco Internazionale e Zona Franca comunitaria. Proprio in riferimento a queste differenze, lo stesso Visintin ha poi chiarito la convenienza che ci sarebbe, una volta applicate le norme del Porto Franco Internazionale di Trieste in
maniera completa, ad attivare attività industriali per la trasformazione delle merci in
Porto Franco. Un punto fondamentale, quest’ultimo, per il quale si batte l’associazione degli industriali sul territorio, ieri presente con il presidente Sergio Razeto.

“Trieste ha un’impresa che difficilmente non funzionerà, il porto. Il Porto Franco è una grande opportunità, soprattutto per merci da esportare in Cina, ma oggi
non è possibile farlo. Ci sono altri porti e altre realtà che non lo vogliono, per questo
queste cose non si fanno” ha spiegato Razeto.
Fabrizio Zerbini, in qualità di presidente del Propeller Club di Trieste, ha suggerito “attenzione a fare richieste che possono risultare in contraddizione con ciò che già spetta
per legge a Trieste e al suo Porto, perché si rischia maggiore confusione su un argomento di estrema importanza ma, generalmente, poco conosciuto al di fuori del settore specifico.
E’ necessario invece lavorare tutti assieme, istituzioni, politica e operatori, perché lo status di Porto Franco Internazionale e la totale applicazione delle sue prerogative venga riconosciuto quanto prima possibile attivando rilevanti ricadute economiche e occupazionali sul territorio regionale e con benefici anche per l’Erario dello Stato».

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