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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Augustea, d’Amico, Visemar e Saipem nel mirino della Ong Shipbreaking Platform

Come ogni anno la Ong Shipbreaking Platform ha stilato un’accurata lista delle navi demolite sulle spiagge o nei cantieri asiatici e turchi che ancora non garantiscono, a suo dire, gli stessi elevati standard di sicurezza e di eco-compatibilità delle strutture promosse ad esempio dall’Unione Europea. “Soluzioni per demolire le navii n maniera pulita e sicura esistono, Applaudiamo quelle società armatoriali, come Dutch Van Oord, che da anni hanno adottato una politica di dismissione del naviglio lontano dalle spiagge” ha affermato Nicola Mulinaris, communication and policy officer di Ngo Shipbreaking Platform. “Mentre molti armatori lamentano la scarsa capacità disponibile da parte dei cantieri di prima classe a demolire e riciclare il ferro delle navi, solo 31 scafi nel 2019 sono stati affidati a questi cantieri e questo numero rappresenta una minima frazione della loro capacità ricettiva”.

Nonostante riconosca in taluni casi un miglioramento degli standard di alcune strutture in Asia, la Ong continua a denunciare il fatto che troppe ancora sono le vittime registrare fra i lavoratori in India, in Bangladesh e in altri paesi dove le navi delle shipping company europee vengono spedite dopo essere state cedute a un intermediario (cash buyer) che provvede a cambiare loro nome e bandiera.

Quest’anno nella lista stilata da Shipbreaking Platform figurano quattro società armatoriali italiane: Augustea per il pontone Amt Explorer e Visemar di Navigazione per il relitto del Norman Atlantic entrambe demoliti ad Aliaga in Turchia, la d’Amico Società di Navigazione per la nave Cielo di Agadir e Saipem per la nave posacavi Castoro Otto avviate per essere smantellata ad Aliang in India.

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