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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Due canali da scavare e l’intera comunità marittima veneziana in acqua



Venezia – La manifestazione organizzata dall’associazione locale Assoagenti Veneto, presieduta da Alessandro Santi, e dalla federazione nazionale Federagenti in favore dello sviluppo del porto di Venezia è stata un successo. Soprattutto in termini di compattezza dell’intero cluster marittimo e portuale, delle varie categorie professionali e delle istituzioni locali che all’unisono hanno lanciato alla politica romana un grido d’allarme: “Non fate morire il porto di Venezia”.
Il rischio, infatti, se non verranno realizzati i dragaggi necessari in particolare lungo il canale Vittorio Emanuele e il canale dei petroli a Marghera è che “il porto si interri” hanno sottolineato sia il sindaco Luigi Brugnaro che il presidente della port authority Pino Musolino. A porto Marghera l’ultima ordinanza della Capitaneria di porto ha ridotto a 10,2 metri la profondità del fondale (dai precedenti 12) limitando ulteriormente l’accessibilità dello scalo e quindi la sua competitività.
La soluzione di far transitare le navi da crociera lungo il canale Vittorio Emanuele per raggiungere la stazione marittima “era stata concordata dall’ultimo Comitatone ma oggi risulta bloccata da Roma che non ha nemmeno avviato i carotaggi per capire cosa c’è in quei fanghi” ha proseguito Brugnaro.

“Il porto di Venezia se si ammala e non si cura rischia di morire” ha aggiunto Musolino. “Abbiamo svariate decine di milioni di euro già stanziati per fare i dragaggi ma non ci riusciamo perché siamo un Paese capace di creare sempre elevati livelli di complessità. Ci dicano se c’è la volontà di far morire questo porto”.
Nel mirino della manifestazione di protesta per richiamare l’attenzione sullo sviluppo del porto crocieristico e commerciale veneziano ci sono in particolare tre ministeri competenti in materia (sviluppo economico, trasporti e ambiente) e chi al loro interno non si prende la responsabilità di prendere delle scelte. Intorno al porto gravitano quasi 1.300 imprese e circa 20mila addetti diretti, più tutto l’indotto.
“C’è sempre qualcosa di più importante di noi” ha detto il sindacalista Renzo Varagnolo rappresentando il pensiero dei lavoratori. “Non esiste contraddizione fra Venezia e il suo porto. Vogliamo i nomi e i cognomi di chi dovrebbe prendere delle decisioni e non lo fa. Noi vogliamo i nostri 12 metri di fondali e le nostre navi da crociera”.
La speranza ora è che qualcuno a Roma ascolti questa protesta e si attivi per dare delle risposte a un’intera comunità portuale che vive di import/export di merci e di turismo crocieristico.
Nicola Capuzzo

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