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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Lombardia e province isolate: la logistica merci rischia la paralisi

(IN AGGIORNAMENTO)

In coda all’articolo gli aggiornamenti 

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) destinato a essere varato nelle prossime ore, e per effetto del quale verrano completamente isolate tutta la Lombardia più altre 11 province del Centro-Nord Italia, è una misura che rischia di paralizzare completamente anche il mondo della logistica e delle spedizioni merci.

Da domenica 8 marzo sarà vietato l’ingresso e l’uscita dalla Lombardia e dalle seguenti province: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria. L’ingresso e l’uscita in Lombardia e nelle province citate di Veneto, Emilia Romagna e Piemonte sarà consentito solo per “comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità per motivi di salute”.

Il divieto di circolazione delle persone da queste aree si applica di riflesso anche alle merci (perchè dall’uomo vengono trasportate) e dunque, salvo deroghe particolari, tutto l’import/export considerato differibile da e per queste province sarà di fatto azzerato.

Le associazioni di categoria sono già al lavoro per proporre alcuni emendamenti perchè ritengono inimmaginabile che non si possano fare trasporti (il personale non potrebbe muoversi stando al Dpcm) in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Allo stato si ragiona su particolari protezioni per il personale viaggiante ed eventualmente per consegne differite senza contatti tra chi consegna e chi riceve.

La Lombardia, come noto, è la locomotiva d’Italia ma alcuni numeri meglio di qualunque parole spiegano le dimensioni di questa potenziale paralisi per il mondo della logistica. Pochi mesi fa le elaborazioni fatte dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Promos Italia sui dati Istat per l’anno 2018 spiegavano che la Lombardia nel 2018 ha esportato beni per 127 miliardi di euro e vale oltre un quarto (27,4%) del totale italiano che è di 463 miliardi. Precede il Veneto e l’Emilia Romagna (13,7% nazionale). L’import lombardo nel 2018 aveva raggiunto quasi i 134 miliardi di euro (+6,7%), circa un terzo del totale italiano (31,6%).

L’isolamento della Lombardia e delle 11 province citate significa un imminente crollo dei traffici marittimi soprattutto nei tre porti liguri (Genova, La Spezia e Savona – Vado), ma anche un azzeramento dei flussi attraverso i valichi ferroviari e stradali verso il Centro-Nord nonché, teoricamente, uno stop dell’import-export via aerea dall’hub nazionale di Malpensa. Idem dicasi per lo scalo marittimo di Venezia (Marghera) ma anche per tutte le strutture interportuali di Piacenza, Padova, Reggio Emilia, ecc.

I trasporti delle merci cercheranno subito di ridisegnare nuovi flussi attraverso i territori non isolati in quella che si preannuncia essere una corsa a ostacoli fra le ‘zone rosse’.

Per la provincia di Milano l’export vale 44 miliardi di euro circa, Monza Brianza 10 e Lodi 4 miliardi. L’export è guidato dal settore manifatturiero, soprattutto da macchinari (16,6% del totale), moda (13,5%), chimica (12,2%) e farmaceutica (10%). Nell’import computer e apparecchi elettronici (19,1% del totale) sono le merceologie prevalenti.

L’export di Milano, Monza Brianza e Lodi, sempre secondo il rapporto della locale Camera di commercio, raggiunge soprattutto l’Unione Europea (25
miliardi su 57). Tra i principali Paesi partner Stati Uniti (quasi 6 miliardi), Germania e Francia (5 miliardi circa), Svizzera (4,5 miliardi). Raggiunge quasi i 3 miliardi anche l’export in Cina. Per import prevalgono
Germania (17,4 miliardi) e Cina (9,2 miliardi).

Aggiornamento h.23:30 del 7/3/2020: il Dpcm che prevede l’isolamento di Lombardia e 11 province del Centro-Nord Italia non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e dunque non entrerà in vigore prima di lunedì 9 marzo. Ci sarà dunque un po’ più di tempo per apportare correttivi alla bozza di Dpcm  circolato nelle ultime ore.

Aggiornamento h.08:00 del 8/3/2020:

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato, nella notte tra sabato e domenica, un decreto che impone da subito e fino al 3 aprile nuove restrizioni al movimento delle persone, a causa dell’emergenza Coronavirus, in Lombardia e in alcune province di Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. L’ingresso e l’uscita da questi territori sono consentiti solo per motivi gravi e «comprovati», di lavoro o di famiglia. Garantita la possibilità di rientro al proprio domicilio. Chi è in quarantena non potrà in nessun modo spostarsi. Le province interessate, ha detto il presidente del Consiglio, sono: Parma, Piacenza, Rimini, Reggio-Emilia, Modena, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria, Verbano-Cusio-Ossola, Novara, Vercelli e Asti. In totale, queste misure interesseranno oltre un quarto della popolazione italiana.

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