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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Crollo mercato dell’auto: a rischio gli investimenti dello shipping italiano



L’industria automobilistica mondiale, a causa dell’emergenza Coronavirus, sta vivendo un vero e proprio tracollo e in questo contesto l’Italia non fa eccezione. Nel nostro Paese potrebbero essere a rischio molti investimenti e nuovi progetti in doversi porti se il mercato non dovesse far registrare in tempi brevi un’inversione di tendenza.

Secondo i dati diffusi dal Ministero dei Trasporti nel mese di marzo appena trascorso le immatricolazione di auto nuove nel nostro paese sono state 28.326 (-85,4%) mentre i trasferimenti di proprietà di auto usate hanno riguardato 142.230 veicoli (-62,33%). A febbraio il calo delle immatricolazioni in Italia era stato già del 8,65%, mentre il mercato dell’usato era sceso del 7,3%.

Nel periodo gennaio-marzo 2020 la Motorizzazione ha in totale immatricolato 347.193 autovetture (-35,47%) mentre sono stati registrati 818.618 trasferimenti di proprietà di auto usate (-26,98% rispetto a gennaio-marzo 2019). Il Coronavirus ha (notevolmente) accentuato un rallentamento del mercato delle vendite che era già in atto anche per effeto della transizione verso le auto ad alimentazione elettrica.

In una lettera indirizzata pochi giorni fa alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, le associazioni di categoria delle cause automobilistiche e dell’indotto hanno scritto: “Non c’è dubbio che l’impatto sul nostro settore sia senza precedenti. Nessuno sa quanto durerà poiché non abbiamo mai vissuto nulla di simile prima d’ora”. Come molti altri settori d’attività, anche l’industria automobilistica e il suo indotto chiedono all’Europa di rendere disponibile più liquidità possibile per le imprese sia grandi che piccole. La lettera precisa inoltre che “produzione, sviluppo, test e omologazioni sono completamente ferme in questo periodo”.

Un report di McKinsey & Company aggiornato al 28 marzo scorso prevede che nel 2020 il calo nelle vendite di auto arrivi al 25-30% rispetto al 2019, ma potrebbe anche arriva al 40.45% se le misure messe in atto dall’Europa e dai Paesi membri si rivelassero inefficaci.

Se questi saranno effettivamente i numeri, in Italia rischiano di essere rinviati o messi in stand-by diversi progetti d’investimento. Sul fronte dei trasporti marittimi il Gruppo Grimaldi di Napoli è l’assoluto protagonista di mercato in virtù di un consolidato rapporto commerciale, fra gli altri, con Fca Automobiles. Quasi un terzo del suo fatturato (che in totale sfiora i 3 miliardi di euro) è generato dal trasporto e dalla logistica di auto nuove e attualmente la compagnia ha in corso un programma di nuove costruzioni di navi pure car truck carrier (Pctc). L’ultima consegnata lo scorso gennaio è stata la Grande Houston, terza delle sette nuove costruzioni da 60 milioni di dollari ciascuna commissionate al cantiere cinese Yangfan di Zhoushan. Della sua flotta di car carrier, alcune delle quali prese a noleggio, il Gruppo Grimaldi attualmente ne ha fermate tre in conseguenza del rallentamento del mercato.

Ci sono poi ulteriori investimenti per altri 50 milioni di euro programmati da tempo in vari porti sia italiani he stranieri. Nel nostro Paese l’attenzione è focalizzata su Savona, dove è stato appena completato un nuovo silos costato 7,5 milioni di euro, su Livorno, dove il gruppo ha rilevato le aree ex Trinseo che saranno da bonificare (progetto da 15 milioni), su Salerno, dove dovrebbe sorgere un altro nuovo silos su aree retroportuali (altri 15 milioni). In Italia Grimaldi movimenta auto anche nei porti di Genova, Civitavecchia, Gioia Tauro, Venezia e Monfalcone, mentre all’estero alcuni degli hub principali sono a Valencia, in Spagna, e ad Anversa, in Belgio. Per quanto riguarda sempre la logistica terrestre dei veicoli, il gruppo partenopeo, secondo indiscrezioni di stampa solo timidamente smentite, aveva anche in programma di rilevare la maggioranza della società di logistica e autotrasporto Bertani che a questo punto potrebbe essere rimessa in discussione alla luce degli ultimi avvenimenti.

Ma in Italia ci sono anche altri nuovi progetti nella logistica automotive che potrebbero essere rimessi in discussione se la crisi innescata dalla pandemia di Coronavirus non dovesse risolversi in tempi brevi. Basti pensare alla nuova partnership annunciata dai tedeschi di Ars Altmann e dal Gruppo Moby, sfociata nella joint venture Manta Logistics, che l’anno scorso aveva presentato istanza di concessione per operare un nuovo terminal auto a Piombino. L’intenzione era proprio quella di contrastare lo strapotere di Grimaldi e al tempo stesso garantire alla tedesca Ars Altmann un gateway portuale in Sud Europa che fino ad oggi non è ancora riuscita a ottenere.

A questo disegno di sviluppo sono appese le sorti anche della neo-costituita Piombino Multi-terminal, joint venture fra la Cilp e la Compagnia Portuali di Piombino che ha anch’essa sottoposto la propria candidatura a insediarsi nelle nuove aree a nord dello scalo toscano per servire i traffici nuovi di auto che lo scalo si appresta ad accogliere. Forse.

Nicola Capuzzo

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