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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Da Italia Viva (e dal Pd) un ‘piano shock’ anche per i porti italiani



Per i porti italiani sono in arrivo, probabilmente nel prossimo ‘decreto semplificazioni’, misure mirate a sburocratizzare l’import/export delle merci e a sbloccare l’avvio di nuove opere in banchina. A proporle sarà Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, che ha nella parlamentare ligure Raffaella Paita (moglie di Luigi merlo, top manager di Msc nonché presidente di Federlogistica) uno dei soggetti più competenti e attivi in materia di trasporti, ma anche il Partito democratico con la ministra dei trasporti, Paola De Micheli.

All’emittente televisiva locale TeleNord di Genova, proprio la Paita, a proposito delle misure chieste dagli stakeholder di settore che invocano maggiore attenzione ai porti, ha dichiarato: “Stiamo ancora lavorando e lo faremo in discussione parlamentare per irrobustire le proposte e gli interventi” del decreto Rilancio. Poi ha aggiunto: “Alcune questioni meritano un’attenzione più profonda, ma noi abbiamo un altro settore su cui ci stiamo concentrando molto: Italia Viva ha proposto lo sblocco delle infrastrutture con il piano ‘Italia Shock’, compresa la diga portuale di Genova. Traiamo spunto dall’esperienza dell’Expo e del Ponte Morandi per alleggerire le procedure e far sì che la progettazione e la fase di appalto siano corrispondenti all’esigenza di rilancio del Paese”.

Il giornalista specializzato Andrea Moizo su Linkedin ha rivelato che nell’articolo dedicato alla portualità di questo ‘piano Shock’ ci sarebbe una norma mirata a correggere la procedura di approvazione di Piano Regolatore Portuale e Piano Regolatore di Sistema Portuale, snellendola ed evidenziando la preminenza del primo dei due strumenti. Oltre a ciò Italia Viva vuole sbloccare l’attivazione dello Sportello Unico Doganale e dei Controlli alle merci (Sudoco) prevedendo un termine inderogabile per l’attuazione rimasta da anni in sospeso. Un altro articolo mira ad alleggerire le procedure per il dragaggio dei porti.

Oltre al partito di Matteo Renzi anche la ministra De Micheli ha recentemente annunciato di stare lavorando ad alcune misure da inserire nel prossimo ‘decreto semplificazioni’. A partire dall’intenzione di portare in Consiglio dei Ministri a giugno un piano, come allegato al Def, da 196 miliardi di opere già finanziate e da realizzare per i prossimi 15 anni. Fra queste figurano quasi certamente diverse infrastrutture portuali.

L’obiettivo sarebbe quello di “mettere a terra” tra i 15 e i 20 miliardi entro il 2021. Secondo fonti del Partito Democratico alcune delle norme contemplate dal piano potrebbero già essere inserite appunto nel decreto semplificazioni sul tavolo dell’esecutivo. In discussione sarebbe in particolare il codice degli appalti, che andrebbe corretto per alcuni aspetti.

Il piano contemplerebbe inoltre la nomina di commissari “per opere che richiedono la soluzione di complessità difficilmente superabili con la normale amministrazione”, come i cantieri fermi per stratificazioni giudiziarie. Tra le ipotesi del piano De Micheli, ci sono la semplificazione di alcune procedure di finanziamento delle grandi opere e delle autorizzazioni, procedure negoziate sotto la soglia europea dei cinque milioni di euro e una riduzione dei livelli di progettazione.

Il modello ispiratore per il piano De Micheli è Genova che, ha detto la Ministra in un’intervista al Sole 24 Ore, “è stata una grandissima operazione di soddisfazione per quella città e per tutto il Paese”. Un modello che ha “funzionato bene” soprattutto per alcuni aspetti, come i protocolli antimafia e la sicurezza del lavoro.

Allo stesso tempo, spiega la Ministra, “non è semplice trovare sempre chi regala un progetto per una grande opera, non avremo un sistema di finanziamento a pie’ di lista come quello del decreto Genova, non avremo neanche la facilità di autorizzazioni per un’opera che doveva sostituire una opera già esistente, esattamente nello stesso posto e con la stessa funzione”.

L’esperienza del Ponte Morandi, insomma, può fungere come esempio, ma non è chiaramente replicabile in assoluto, perché legata a circostanze straordinarie. E parlare di “un Modello Genova per tutto”, viene sottolineato, “significa non conoscere la realtà dei meccanismi alla base del nostro sistema normativo, a tutela della sicurezza delle persone e contro le infiltrazioni mafiose”. A fine marzo l’associazione italiana delle port authority aveva chiesto proprio al Ministero di poter beneficiare almeno temporaneamente di un ‘modello Genova’ per far partire opere infrastrutturali già finanziate ma bloccate per questioni burocratiche. Secondo il presidente dell’AdSP di Venezia, Pino Musolino, valgono circa 1 miliardo di euro le nuove opere in stand-by attualmente nei porti italiani.

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