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L’Anac decapita il porto di Trieste: a rischio gli atti firmati da D’Agostino negli ultimi 5 anni

L’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha dichiarato decaduto Zeno D’Agostino dalla carica di presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale in quanto incompatibile con la carica di presidente della società Trieste Terminal Passeggeri, società di cui il Porto di Trieste detiene il 40%. La sentenza risale al 16 marzo scorso ma è stata notificata […]

di Nicola Capuzzo
4 Giugno 2020
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L’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha dichiarato decaduto Zeno D’Agostino dalla carica di presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale in quanto incompatibile con la carica di presidente della società Trieste Terminal Passeggeri, società di cui il Porto di Trieste detiene il 40%.

La sentenza risale al 16 marzo scorso ma è stata notificata soltanto oggi e contiene elementi di retroattività, dunque sarebbe nulla tutta l’attività portuale dal momento del conferimento dell’incarico di presidente dell’Autorità, nel novembre 2016. Da quando D’Agostino è stato nominato presidente alla Torre dei Lloyd sono stati molti gli atti firmati che hanno riguardato praticamente tutti i principali terminal e le infrastrutture dello scalo.

Secondo quanto si è appreso, la carica di presidente dell’Autorità portuale a D’Agostino sarebbe stata inconferibile. Egli fu infatti nominato commissario dell’Autorità portuale nel febbraio 2015. Per statuto, spetta all’Autorità portuale la nomina del presidente di Ttp e all’epoca fu nominato proprio Zeno D’Agostino in quanto commissario della stessa Autorità. Questa carica è proseguita ed è stata rinnovata fino alla sua nomina a presidente dell’Autorità di sistema, nel novembre 2016. E’ per questa ragione che decade dunque dalla presidenza del Porto, in quanto ultima carica acquisita, che non poteva essere fatta ‘ab origine’.

L’inconferibilità dell’incarico di amministratore di ente pubblico di livello nazionale, secondo il d.lgs 39 del 2013, vale per “coloro che, nei due anni precedenti, abbiano svolto incarichi e ricoperto cariche in enti di diritto privato o finanziati dall’amministrazione o dall’ente pubblico che conferisce l’incarico ovvero abbiano svolto in proprio attività professionali, se queste sono regolate, finanziate o comunque retribuite dall’amministrazione o ente che conferisce l’incarico”.

Nessun commento da parte dello stesso D’Agostino, ma ambienti a lui vicini lasciano trapelare che la presidenza di Ttp era puramente formale – anche perché svolta in presenza di due amministratori delegati – e non gestionale, come viene invece contestato dall’Enac, elemento che configurerebbe la incompatibilità. La sentenza dell’Anac può essere impugnata davanti al Tar ed è quello che, secondo quanto si è appreso, farà l’Autorità di sistema portuale, chiedendo inizialmente una sospensiva della sentenza stessa.

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