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Il riassunto dei contrasti con gli armatori e il monito di Pettorino alle associazioni dei piloti

La revisione dei criteri e dei meccanismi con cui fino a un anno fa veniva generato l’adeguamento delle tariffe di pilotaggio nei porti italiani è stato il tema al centro della 73ma assemblea annuale della Federazione italiana piloti dei porti nonché l’argomento che da mesi tiene banco all’interno delle varie corporazioni in giro per lo […]

di Nicola Capuzzo
23 Giugno 2020
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Pilotina

La revisione dei criteri e dei meccanismi con cui fino a un anno fa veniva generato l’adeguamento delle tariffe di pilotaggio nei porti italiani è stato il tema al centro della 73ma assemblea annuale della Federazione italiana piloti dei porti nonché l’argomento che da mesi tiene banco all’interno delle varie corporazioni in giro per lo Stivale.

Per capire come si sia arrivati alla fase di stallo attuale indotta dal Ministero dei trasporti che ha voluto fosse avviata un’istruttoria su queste tariffe bisogna andare indietro negli anni, precisamente al 2012, quando lo stesso dicastero introdusse un coefficiente correttivo per l’adeguamento biennale delle tariffe. Il correttivo serviva per ripianare almeno parzialmente l’instabilità finanziaria di alcune corporazioni costrette a fare i conti con carenze di traffico.

Questo meccanismo è stato applicato fino alla fine del 2018 quando Assarmatori per prima decise di opporsi a questa formula di adeguamento tariffario mentre Confitarma chiese di rivedere la rimodulazione della prestazione del secondo pilota a bordo.

A fine 2018 si arrivò alla spaccatura proprio mentre il Ministero dei trasporti si aspettava invece una proposta unitaria di ‘riforma’ del sistema di tariffazione del pilotaggio. Per effetto di ciò, e ancora fino ad oggi, l’adeguamento previsto per il biennio 2019- 2020 non è ancora stato adottato.

Nei primi mesi del 2019 tutte le parti coinvolte (Assoporti, Fedepiloti, Unione Piloti, Confitarma e Assarmatori) riuscirono a trovare condivisione su un documento che prevedeva un determinato adeguamento delle tariffe ma il Ministero dei trasporti optò poi per un rinnovo temporaneo (a determinate condizioni) delle tariffe da applicare per i servizi di pilotaggio.

A metà 2019, poi, un altro strappo da parte degli armatori: Confitarma chiede una riduzione di alcune voci di spesa che compongono la tariffa (contributo federale, godimento dei mezzi nautici e fondo di mutua assistenza) al fine di renderla più economica per le navi che scalano i porti italiani. Si tratta di benefici i piloti invece non intendono rinunciare e che ritengono indispensabili per la sopravvivenza della categoria.

In un continuo braccio di ferro tra le parti si arriva ai giorni d’oggi in cui forse le parti stanno lentamente arrivando a trovare una quadra sulla questione. I piloti, sulla scorta anche di quanto emerso dallo studio sulla loro attività condotto dal Cieli di Genova, sembrano pronti a fare qualche passo verso una riorganizzazione dei servizi alfine di renderli più efficienti e al tempo stesso gli armatori si dicono disponibili a trovare un compromesso se il sistema di adeguamento delle tariffe si dimostra trasparente e ‘aggiornato’ ai tempi attuali.

In questo contesto merita infine una sottolineatura l’intervento dell’ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante generale del Corpo delle capitanerie di porto, che all’assemblea di Fedepiloti si è detto “veramente preoccupato” per le divisioni che affliggono sia la rappresentanza dei piloti che più in generale il cluster marittimo. La prima è la divisione all’interno dei piloti fra Fedepiloti e Unione Piloti, anche se la prima può vantare un numero di associati largamente maggioritario rispetto alla seconda. “La forza di un’organizzazione che garantisce un servizio così importante non può esprimersi se non c’è unitarietà. Il lavoro svolto dal presidente (di Fedepiloti, ndr) Bandiera e dal direttore Scarpati è stato encomiabile” ha affermato Pettorino. Che ha poi aggiunto: “Rimane però questa ombra (Unione Piloti, ndr) perché non ci può essere forza nel far valere le proprie ragioni e l’efficienza di un proprio servizio se non c’è unitarietà. Voi dovete tutti insieme trovare la migliore delle soluzioni e la migliore delle posizioni. Ogni forma di divisione è forma di indebolimento. Ogni forma di indebolimento di un sistema, laddove dovesse diventare fragile, potrebbe portare a una rivisitazione del sistema”.

Il comandante generale del Corpo delle capitanerie è arrivato persino a smentire quanto detto durante l’assemblea di Fedepiloti. “È vero che non si cambia ma se si esprimono posizioni deboli o contraddittorie il sistema può anche essere rivisto. Senza unitarietà non potrete esprimere con forza il mantenimento di un assetto che il presidente bandiera ha disegnato in maniera precisa”.

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