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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Vsl Club: è nato il primo club deal italiano che investirà in navi e porti



Si chiama Vsl Club Spa ed è il primo club deal nato in Italia per investire in navi, terminal e servizi portuali. La società è stata appena costituita e il capitale sociale è stato portato già a 6,15 milioni di euro di cui 3,8 milioni a titolo di aumento di capitale sociale e 2,3 milioni a titolo di sovrapprezzo, suddiviso in tre distinte tranche, mediante l’offerta di due diverse categorie di azioni. Promotori di questa iniziativa sono Fabrizio Vettosi e Ciro Russo, negli ultimi anni impegnati sempre nel mercato marittimo-portuale con il fondo di private equity e advisor finanziario Venice Shipping & Logistics.

L’oggetto sociale della nuova società è il “compimento di operazioni finanziarie nello shipping e nell’industria marittima (terminal  portuali, servizi di spedizione, servizi portuali, ecc.) effettuate mediante: investimenti in prestiti obbligazionari garantiti, strumenti finanziari partecipativi e infine azioni di società o veicolari o societari operanti nei settori sopra descritti”.

Vsl Club vede oggi fra i suoi soci più importanti le società Icr Industrie Cosmetiche Riunite e Gdb Investimenti (che hanno sottoscritto 500mila euro di capitale ciascuna), Vittorio Bogazzi & Figli (250mila), Fiart. Cantieri Italiani (100mila) e infine Ciro Russo, Saar Depositi Portuali e Marinter Shipping Agency (50 mila euro ciascuno). Altri membri del club saliranno a bordo nel prossimo futuro.

Fra queste aziende soltanto Vittorio Bogazzi & Figli, controllata dall’imprenditore carrarino Enrico Bogazzi, Saar Depositi Portuali, guidata dal genovese Beppe Costa, e Marinter Shipping Agency, agenzia marittima e di spedizioni in mano alle famiglie Masucci e Mastellone, hanno già esperienza e conoscenza diretta del mercato shipping.

Da tempo Fabrizio Vettosi e Ciro Russo stavano lavorando a questa iniziativa che ha lo scopo di colmare il gap di finanza con cui, soprattutto negli investimenti navali, le società di shipping devono fare i conti da quando quasi tutte le banche (tranne una praticamente) hanno chiuso i rubinetti agli armatori dovendo occuparsi delle ristrutturazioni dei debiti.

Nicola Capuzzo