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Economia

La logistica e le sfide dell’ ”Olimpo” del Mediterraneo

Contributo a cura di Alessandro Panaro * * capo servizio Maritime & Energy di Srm (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno)    Dopo aver condotto numerosi studi rivolti ad analizzare tutti i fenomeni complessi che vedono coinvolti i trasporti marittimi, un contributo di suggestione che possiamo dare come SRM all’Agorà di Confetra è quello di […]

di Nicola Capuzzo
25 Luglio 2020
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Mediterraneo navi Marinetraffic

Contributo a cura di Alessandro Panaro *

* capo servizio Maritime & Energy di Srm (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) 

 

Dopo aver condotto numerosi studi rivolti ad analizzare tutti i fenomeni complessi che vedono coinvolti i trasporti marittimi, un contributo di suggestione che possiamo dare come SRM all’Agorà di Confetra è quello di disegnare il momento che stiamo vivendo come un grande Olimpo in cui il nostro sistema logistico deve entrare, se vuole continuare ad essere competitivo.

Il Mediterraneo, infatti, ormai da un decennio vive la presenza di tanti fenomeni che potremmo assimilare ad una serie di Dei greci benigni e maligni (dipende da come li si vuol vedere) perché possono rappresentare allo stesso momento minacce o opportunità.

Di sicuro Zeus è rappresentato dal Coronavirus che ha sconvolto, con i suoi fulmini, uno scenario che andava già verso tante sfide economiche; la pandemia ha portato ad una presa di coscienza: la logistica è essenziale e il modello delle supply chain mondiali va cambiato. Poche proposte sono però pervenute nel dire “come” può essere cambiato un modello fondato sul 63% dei container gestiti da porti cinesi (il dato si commenta da solo).

Poseidone, il dio del mare è quello che sta cambiando le rotte; ormai il monitoraggio e l’analisi della direttrice navale del Capo di Buona Speranza è un imperativo necessario; la diminuzione del prezzo del petrolio ha causato, nei primi 5 mesi del 2020, un calo dei passaggi di Suez pari a -15% per quanto riguarda le portacontainer, che hanno preferito risparmiare il pedaggio del canale egiziano a costo di allungare tempi di percorrenza e sostenere maggiori costi di equipaggio. Altra rotta da seguire rimane di sicuro l’artico che, con i cambiamenti climatici sta risvegliando interessi di alcune compagnie; il traffico su questa rotta è aumentato del 134% dal 2013.

Belt & Road è sicuramente Nike, dea della vittoria; il Dragone ha annunciato in una survey che il coronavirus ha “gravemente contagiato” il 20% dei circa 3000 progetti infrastrutturali ma il governo ha annunciato che l’iniziativa proseguirà e sarà vittorioso il territorio che saprà conciliare investimenti cinesi con sviluppo e occupazione, logistica e industriale.

Le navi, sono i Titani; il gigantismo navale è ormai un fenomeno strutturale che non accenna a diminuire; gli ultimi dati di Alphaliner confermano la messa a mare a luglio di ulteriori 2 portacontainer di 24.000 Teus.  Investimenti in attrezzature e infrastrutture logistiche e portuali sembrano ormai necessari se si vuole entrare in uno scenario di competizione.

Le free zones: Afrodite, la dea della bellezza. Possono diventare il grimaldello per l’attrazione degli investimenti in Italia. Il nostro Paese ha un sistema portuale logistico forte (con componenti da migliorare ma di grande qualità e professionalità) e l’ispessimento del sistema industriale va promosso; far decollare strumenti che favoriscano la venuta di grandi investitori è una strategia da perseguire. Abbiamo creato ZES e ZLS, le facciamo funzionare ? Ormai tutti i porti del Mediterraneo (Tanger Med, Port Said, Istanbul) hanno grandi zone economiche nel proprio entroterra, segno di una volontà forte di incentivare investimenti industriali e incrementare la competitività dei propri asset logistici.

Ultima ma non meno importante è Persefone, dea degli inferi, responsabile delle Blank Sailing (navi cancellate per mancanza di carico); gli ultimi dati evidenziano che a livello mondiale alla fine del 2020 dovremmo avere 7 milioni di Teus persi per colpa del Covid-19; è come se avessero cancellato il 60-70% della portualità italiana nel settore dei container. Il problema va posto e vanno trovati rimedi per progettare un futuro attivando driver di sviluppo specifici…quali ?

Nella descrizione dell’Olimpo non si può mai essere esaustivi; per SRM avremo molto bisogno di Tiche (dea della Fortuna) ma pare funzioni un modello portuale ispirato a Intermodalità, Sostenibilità, Resilienza (termine molto usato in questi giorni), Innovazione e Digitalizzazione. Sono cose che non possono nascere da un giorno all’altro ma iniziamo ad impostare una strategia.

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