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Enel Logistics spiega l’idea di distripark container a Spezia e apre agli operatori locali



Il Gruppo Enel, dopo l’annuncio della costituzione della nuova controllata Enel Logistics e dell’idea di realizzare un network di distripark container in varie aree portuali e retroportuali italiane, ha fornito ora qualche spiegazione in più sulle sue reali intenzioni nel Levante ligure. Dopo i primi annunci, infatti, soprattutto nella città di Spezia era subito emerso un fronte del ‘no’ arricchito dalla preoccupazione di alcune imprese per la concorrenza che il colosso guidato da Francesco Starace avrebbe potuto rappresentare nel business del terminalismo.

Secondo quanto riportato dal giornale online Città della Spezia, alcuni esponenti di Enel hanno spiegato, di fronte a un’apposita commissione del locale consiglio comunale, quali siano più nel dettaglio le finalità, i metodi e l’indotto di questa nuova attività.

“Nel luglio scorso abbiamo fatto istanza per chiudere col carbone nel 2021, ma non è ancora arrivata risposta. Non spetta a noi rispondere, deve farlo il Ministero dello sviluppo economico”. Così oggi pomeriggio in III Commissione l’ing. Bracaloni di Enel, audito assieme all’ing. Pavan, direttore operativo di Enel Logistics e alla responsabile dei rapporti istituzionali del Nord dott.ssa Partipilo.

Marilisa Partipilo, membro dello staff che si occupa di relazioni pubbliche per Enel, a proposito della rete di depositi container che riguarda anche la centrale di Spezia ha detto: “Sarà parte di un progetto che riguarda l’intero Paese. Avrà come core business sia l’import sia l’export. Ed è sbagliato parlare di deposito di container, sarà anche altro: lavorazioni, trasformazioni e servizi a valore aggiunto. Attività che portano occupazione, anche specialistica. Stimiamo cento posti a tempo indeterminato, senza contare l’indotto. Le movimentazioni saranno effettuate con mezzi elettrici e sarà utilizzato un sistema digitalizzato per gestire la rete dei depositi. Questo progetto, che vogliamo realizzare dialogando con il territorio e le sue imprese, ha nella Spezia una collocazione strategica visto il connubio tra vocazione industriale e porto”.

Partipilo ha anche rassicurato chi, come Alessandro Laghezza, temeva la nascita di un nuovo player del terminalismo portuale: “Non vogliamo diventare terminalisti né far concorrenza a chi qua fa questo mestiere. Quel che vogliamo fare è creare una piattaforma logistica integrata che darebbe al nostro Paese la possibilità di intercettare parte delle merci che oggi vengono lavorate in altre nazioni”.

Stefano Pavan, direttore operative di Enel Logistics, ha poi aggiunto: “L’Italia è un hub naturale, purtroppo il 40% delle portacontainer che transitano nel Mediterraneo non si fermano nel Mediterraneo ma vanno nei porti del Nord Europa. Quel che vogliamo fare è attirare flussi di merci che attualmente non arrivano in Italia, e questo anche per fare lavorazioni e servizi a valore aggiunto, di cui si occuperebbero aziende e società locali, perché queste attività non sono il core business di Enel. Sarà questo il successo del progetto, di cui Spezia sarà il cuore. Il presidio spezzino sarà collegato in rete con gli altri siti Enel trasformati in deposito doganale”.

A proposito dell’indotto atteso ha così risposto: “L’occupazione? Quella che abbiamo fatto è una stima cautelativa, quanta occupazione riusciremo a dare dipenderà dal tipo di trasformazioni che riusciremo a fare. Questa è una grande opportunità di crescita per l’imprenditoria locale”. Per ciò che riguarda invece le superfici da destinare all’attività di distripark saranno circa 4 ettari sui 70 totali occupati dalla centrale.

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