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La minaccia terroristica sui progetti Gnl in Mozambico: trema anche lo shipping italiano

Il Mozambico, uno dei paesi in questo periodo più promettenti al mondo per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e di riflesso per tutto l’indotto legato ai trasporti e alla logistica al servizio dell’industria oil&gas, mostra preoccupanti segnali d’instabilità generati dal terrorismo islamico. In particolare preoccupano in questo momento le tensioni che minacciano l’avvio di […]

di Nicola Capuzzo
23 Agosto 2020
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Il Mozambico, uno dei paesi in questo periodo più promettenti al mondo per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e di riflesso per tutto l’indotto legato ai trasporti e alla logistica al servizio dell’industria oil&gas, mostra preoccupanti segnali d’instabilità generati dal terrorismo islamico. In particolare preoccupano in questo momento le tensioni che minacciano l’avvio di un progetto multimiliardario condotto dal colosso petrolifero Total ma simili preoccupazioni potrebbero in futuro riguardare da vicino anche l’Eni e Saipem.

Tutto lo shipping internazionale guarda con apprensione allo sviluppo della situazione perché i nuovi campi estrattivi in Mozambico stanno dando oggi lavoro a molte imprese di spedizioni anche italiane, così come erano attesi nel prossimo futuro riflessi sul trasporto marittimo di gas, sulle navi appoggio e più in generale sui servizi all’industria offshore.

La lotta tra le milizie islamiche e l’esercito del Mozambico per il controllo di asset infrastrutturali strategici minaccia di interrompere il fiorente sviluppo dell’industria del gas naturale liquefatto, compreso un progetto multimiliardario guidato dal gigante francese dell’energia Total SA finalizzato allo sviluppo dei campi offshore di Golfinho e Atum. In particolare un gruppo affiliato allo Stato islamico ha appena preso il controllo del porto di Mocimboa da Praia dove opera regolarmente anche la società di spedizioni italiana Iss Palumbo. L’azienda toscana è fra quelle più attive in quest’area, soprattutto al servizio di Saipem, e opera direttamente un rimorchiatore (ribattezzato Messalo) e la piccola nave ro-ro Comarco Palma (controllata al 50% insieme al gruppo Comarco) che scala frequentemente proprio il porto di Mocimboa da Praia per imbarcare e sbarcare mezzi stradali, container e merci varie.

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal il controllo islamico sul porto ha interrotto il transito di attrezzature e macchinari per l’industria oil&gas attraverso questo scalo e gran parte delle infrastrutture di Mocimboa risulta siano state danneggiate. Il giacimento di gas che Total intende sviluppare sorge 37 miglia a nord di questo scalo che rappresentava come detto un asset di transito fondamentale per l’inoltro di merci e attrezzature.

La crescente minaccia ai giacimenti di gas del Mozambico è conseguenza del tentativo di espansione dello Stato islamico in nuovi territori dopo la perdita delle sue roccaforti in Siria e in Iraq due anni fa.

“Fino a due settimane fa il progetto procedeva a pieno regime, ora aspettiamo e vediamo” ha affermato al Wsj il dirigente di una società armatoriale giapponese interessata a costruire 16 nuove navi (valore 2,9 miliardi di dollari) per il trasporto di gas naturale liquefatto una volta estratto. “Avremmo dovuto finalizzare il noleggio delle navi questo mese in modo da poter procedere con l’ordine ma ora, dopo il sequestro del porto, c’è un rallentamento. Non sappiamo cosa succederà” ha aggiunto il manager.

Aderito Manjate, un autotrasportatore che lavora per conto delle oil major attive in questa regione, ha spiegato che i ribelli “si sono accampati dentro e intorno al porto. Non ci sono navi in arrivo e ci sono ancora scontri a fuoco. È molto pericoloso”.

Secondo i dati forniti da Marine Traffic non risultano esserci navi in entrata e uscita dal porto di Mocimboa da Praia da fine luglio, mentre altri porti della regione, tra cui Maputo, Beira e Nacala a sud, sembrano al momento funzionare normalmente.

Quello di Total è uno dei tre principali progetti di sviluppi energetici emersi in Mozambico dopo la grande scoperta di gas avvenuta nel 2010 ma in quel tratto di mare sarà attiva anche Eni. La oil major italiana è alla guida un consorzio di operatori che sta costruendo un progetto offshore separato da 8 miliardi di dollari denominato Coral South. “L’Eni sta monitorando attentamente l’evoluzione della situazione e mantiene un dialogo attivo con il governo del Mozambico” si è limitato a far sapere un portavoce dell’azienda interpellato sul tema dei crescenti conflitti militari in corso. Lo scorso febbraio era partita, dalla Corea del Sud e al rimorchio di tre mezzi navali, lo scafo della FLNG costruita per Eni dal cantiere navale Samsung Heavy Industries. L’avvio dell’attività estrattiva presso il giacimento fino a poche settimane fa era prevista nel 2022.

Fonti di stampa specializzata ricordano che è la terza volta negli ultimi 12 mesi che i combattenti dell’Isis si impadroniscono di Mocimboa da Praia e finora l’esercito del Mozambico è sempre riuscito a riconquistare lo scalo dopo intensi combattimenti. Circa 1.000 civili nel paese sono stati uccisi dal 2017, quando sono iniziati gli attacchi delle forze terroristiche, e più di 200.000 sono stati sfollati secondo le Nazioni Unite.

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