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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Primo elenco di progetti nel Recovery Fund: porti assenti mentre figurano risorse per i traghetti



Diversamente da quanto ripetutamente annunciato dalla ministra dei trasporti Paola De Micheli nelle ultime settimane, nel primo elenco di progetti e opere stilato dal Governo per il Recovery Fund non c’è traccia dei porti. Almeno per ora perché dall’esecutivo fanno sapere che è tutto ancora work in progress.

Si tratta di una distesa di 558 progetti che per alcuni assomiglia a una lunga griglia di partenza approntata dai vari ministeri dalla quale, al termine della fase di scrematura che è in corso, sarà ricavato il piano italiano da consegnare all’inizio del prossimo anno a Bruxelles per utilizzare i 209 miliardi di euro del Recovery fund.

La lista è ancora modificabile e integrabile ma salta all’occhio il fatto che, per quanto di competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, non compaiono interventi relativi a investimenti in infrastrutturali portuali. Né la nuova diga di Genova, né la Piattaforma Europa di Livorno, né altro del genere.

Fra i progetti presenti in questo primo elenco divenuto pubblico figurano lo “Sviluppo tecnologico per aumentare le capacità e le prestazioni” del trasporto ferroviario (Ertms e sistemi innovativi) che richiede 2,99 miliardi, la linea ferroviaria Torino – Lione e opere connesse (1,07 miliardi), il potenziamento della linea Venezia – Trieste e opere connesse (646 milioni), la linea Palermo – Catania – Messina (poco meno di 4,5 miliardi) e la tratta di valico della linea Verona – Brennero. Alla pagina successiva sono ancora riportati: l’Alta Velocità fra Napoli e Bari (2,5 miliardi), la Realizzazione di interventi stradali assistiti da fondi Fsc e recentemente definanziati per lo stato di emergenza legatto al Covid-19 (642 milioni), livelli adeguati di dotazioni strumentali per la navigazione locale (500 milioni) e infine il Piano nazionale delle ciclovie (1,2 miliardi).

Per quel che riguarda il progetto definito “Livelli adeguati di dotazioni strumentali per la navigazione locale”, il documento precisa che “si pone l’obiettivo di rinnovo del 20% della flotta di navigazione di continuità territoriale con modelli più sostenibili sotto il profilo
ambientale (elettrici, metano, idrogeno) sull’intero territorio nazionale (in base a mix traghetti – mezzi veloci scelto)”.

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