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Becce (Assiterminal): “La legge sull’autoproduzione non serviva. Nei porti manca armonizzazione delle regole”

Assiterminal, l’associazione nazionale dei terminal portuali, ha appena tenuto la sua assemblea annuale e il presidente Luca Becce spiega a SHIPPING ITALY la posizione sua e della categoria da lui presieduta sui principali temi d’attualità per l’economia marittima e portuale.

“Alla nostra assemblea sono intervenuti in collegamento video il Sottosegretario con delega ai porti, Roberto Traversi, e Raffaella Paita, presidente della commissione trasporti della Camera dei deputati. L’appello che a loro abbiamo rivolto è molto chiaro: abbiamo chiesto di mettere il sistema portuale al centro dell’attenzione. Riteniamo infatti che la sostanza della riforma Delrio del 2016 sia stata completamente disattesa” ha spiegato Becce. Specificando che “la logistica di sistema della portualità nazionale non è stata finora mai adottata. Il taglio delle Autorità portuali da 24 a 15 non ha portato a un solo passo avanti nell’armonizzazione delle norme di legge”. Anzi se possibile ha creato divari e difformità ancora più evidenti: “I modelli di organizzazione del lavoro e di rilascio delle concessioni sono ora differenti all’interno degli stessi sistemi portuali”.

Il peccato originale secondo il presidente di Assiterminal sta nel mancato utilizzo della Conferenza Nazionale di Coordinamento delle Autorità di Sistema Portuale “che si è riunita pochissime volte e su temi residuali”. Per questo l’associazione dei terminalisti portuali italiani ha manifestato agli esponenti del Governo “profondissima preoccupazione”.

Durante l’assemblea è stato fatto anche il punto sullo stato d’avanzamento delle misure legislative messe a disposizione dal Governo nei vari Dpcm he si sono succeduti nei mesci scorsi. “Per quanto concerne la temporanea e parziale diminuzione dei canoni demaniali al Ministero si è iniziato a scrivere il relativo regolamento attuativo attraverso il quale le AdSP potranno intervenire” ha spiegato Becce. Che poi ha aggiunto: “Anche per il 2021 è stato aperto un tavolo di confronto con la Di Matteo, da poche settimane a capo della direzione generale porti e navigazione del Mit, alla quale chiediamo di procrastinare la norma che aiuta i terminalisti portuali”. Più di tutti ne hanno bisogna le stazioni marittime perché i terminal che movimentano passeggeri “nel 2020 chiuderanno con cali di fatturato per alcuni anche superiori al -30%”. Nel difficile contesto di mercato generato dall’emergenza pandemica il numero uno di Assiterminal sottolinea come “l’unica categoria che si sta ingrassando sono gli armatori che beneficiano di un prezzo del bunker più basso, di costi ridotti e di noli moltiplicati per quattro in taluni casi. Stanno conoscendo un momento di massimo splendore”. Il riferimento è in particolare alle linee marittime che trasportano container.

Un’ampia riflessione il presidente dei terminalisti portuali italiani la dedica infine al tema molto attuale e dibattuto dell’autoproduzione in banchina. Secondo lui “la norma non sarebbe nemmeno servita, sono le interpretazioni delle leggi già esistenti a essere sbagliate”. Becce poi ha aggiunto: “Abbiamo chiesto di parlare con l’on. Gariglio (primo firmatario dell’articolo 199-bis del decreto Rilancio, ndr) perché riteniamo che ci siano già due norme, l’art.16 comma 3 lettera d) della legge 84/1994 e il decreto ministeriale 585/1995 che esprimono in modo chiaro le poche condizioni in cui un armatore possa fare autoproduzione. Il rischio aggiungendo altre norme è quello di appesantire troppo il quadro regolatorio rendendo di fatto le leggi inapplicabili”.

Secondo il vertice di Assiterminal “bisognerebbe calmarsi un attimo tutti perché si sta enfatizzando un problema minore. Il fatto, torno a dirlo, è che in tutti i porti, le regole devono essere uguali e per questo esiste una Conferenza Nazionale di Coordinamento delle Autorità di Sistema Portuale che su queste cose dovrebbe lavorare”. L’attuale disordine applicativo dell’autoproduzione è semplicemente “il frutto – conclude Becce – di pratiche consociative in vari scali italiani che hanno portato ad applicazioni che in taluni casi hanno favorite alcuni parti rispetto ad altre”.