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Scontro tra armatori e noleggiatori di portarinfuse sull’avvicendamento dei marittimi

Intercargo, associazione che rappresenta gli armatori di navi portarinfuse, ha accusato diversi noleggiatori di unità dello stesso tipo di impedire i ricambi degli equipaggi durate il periodo di charter, e questo nonostante gli stessi proprietari avessero garantito la loro disponibilità a sostenere i costi per le sostituzioni a bordo.

Gli episodi sarebbero stati particolarmente frequenti nel Sud Est asiatico, dove le unità su cui hanno luogo gli avvicendamenti di equipaggio vengono considerate come “tossiche” – e quindi evitate – dai noleggiatori per i successivi 14 giorni, ovvero il tempo necessario per la quarantena.

“Intercargo – si legge in una nota – condanna fermamente le pratiche non compassionevoli di alcuni charterer di navi bulker, che rifiutano di accordare il cambio equipaggio a titolo definitivo durante il periodo di noleggio. Ciò è in contrasto con gli sforzi del settore per offrire ai marittimi il riposo necessario di cui sono stati così a lungo privati durante la pandemia da Covid-19, e che è essenziale per il funzionamento sicuro dell’industria marittima”

Secondo l’associazione, questa “pratica tremenda” paradossalmente è stata segnalata in particolare sulle navi portarinfuse perché è proprio in queste che vi è particolare attenzione sul tema della prevenzione dell’affaticamento dei marittimi. “Le navi portarinfuse impiegate su rotte tramp effettuano scali in molti più porti rispetto ad altri settori dello shipping e ciò comporta l’accumulo di ulteriore tensione su lavoratori già affaticati che non hanno alcuna speranza di essere rimpiazzati da altri marittimi”

Intercargo ha detto di ritenere “molto deludente” che diversi noleggiatori di navi rinfusiere “non capiscano o non vogliano assumersi la responsabilità insita nel concetto di impresa comune incluso in un contratto di noleggio time charter”. L’associazione ha poi evidenziato che il tema va al di là di questioni di responsabilità sociale o ambientale, e che mostra da parte di chi agisce in questo modo “una chiara mancanza di comprensione” di quella che è “una delle più grandi crisi umanitarie per il settore marittimo”.

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