Il quotidiano online del trasporto marittimo

Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Messina (Assarmatori) propone un nuovo Piano Marshall per il rinnovamento dei traghetti italiani

Secondo Stefano Messina, presidente di Assarmatori, il Governo italiano dovrebbe costruire “qualche decina” di traghetti per rinnovare la flotta che opera lungo le coste della penisola. “Navi in serie da costruire con caratteristiche fra loro similari” e riducendo così l’incidenza unitaria dei costi. Nuove unità destinate “a un utilizzo modulare e adatte a essere impiegate in vari contesti” ha aggiunto. Insomma un vero e proprio Piano Marshall 2.0 ispirato a quanto già avvenne con le navi Liberty che nel secondo dopoguerra furono acquistate da diversi armatori italiani.

Il programma e i fondi destinati al rinnovo del naviglio inseriti dall’Italia nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza da inviare all’Unione Europea entro la fine dell’anno sono stati uno dei temi al centro dell’annual meeting di Assarmatori.

Nelle bozze fin qui circolate del Pnrr non solo c’è il riconoscimento del trasporto marittimo come infrastruttura strategica del Paese al pari della rete ferroviaria e stradale, ma sono previste cifre considerevoli: due miliardi per rinnovare le flotte dei traghetti del corto e lungo raggio per una navigazione più green, oltre un miliardo per l’elettrificazione delle banchine nei porti e 3 miliardi per lo sviluppo della mobilità ad idrogeno. Cifre che, grazie alla leva finanziaria e agli investimenti degli armatori, possono moltiplicarsi. “È un’occasione unica per il trasporto e per l’intera economia” ha sottolineato Messina “perché lo shipping è uno dei comparti che ha maggiore impatto sull’economia del Paese, come dimostra una ricerca realizzata per Assarmatori da Nomisma che dimostra come il nostro cluster sia al quarto posto per capacità di attivazione economica nella classifica dei 63 settori nei quali è articolata l’economia nazionale. Il che significa che un euro speso nello shipping attiva una produzione di altri 2,96 euro, mentre ogni addetto occupato nel comparto del trasporto marittimo attiva altri 3,64 posti di lavoro nei settori contigui”.

“Occorre fare presto – ha aggiunto Messina – perché non possiamo rischiare un ritardo che metta a rischio programmi fondamentali per la ripresa del Paese. Occorre anche fare bene perché l’assalto alla diligenza che da più parti si sta paventando non deve in alcun modo depotenziare o peggio derubricare misure decisive per un trasporto marittimo sempre più sostenibile come i programmi per il rinnovo delle flotte dei traghetti del corto e lungo raggio, lo sviluppo del cold ironing nei porti e quelli, che coinvolgono anche lo shipping, nei progetti di nuova mobilità ad idrogeno”.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY