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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

“Adesso a Genova serve il Piano dell’organico dei lavoratori portuali”

Contributo a cura di Riccardo Degl’Innocenti *

* Comitato per il Dibattito pubblico nel porto di Genova

 

Sono trascorsi 10 anni dall’emanazione da parte dell’Autorità portuale del Regolamento del lavoro temporaneo nel porto di Genova fornito dalla CULMV. Da allora, è rimasto a dormire nel Regolamento, all’art.11, uno strumento essenziale di governo del lavoro del porto: l’ “Accordo quadro” per dare conformità agli accordi commerciali che la CULMV deve stipulare terminal per terminal. Ma non è mai troppo tardi, anche per Palazzo San Giorgio.

Infatti, nella delibera sul nuovo corso dei rapporti tra Palazzo San Giorgio, CULMV e Terminalisti sullo sfondo del piano di risanamento economico della Compagnia, viene finalmente introdotto un Accordo quadro che riguarderà la programmazione degli avviamenti, i flussi dei pagamenti dei terminalisti e la ridefinizione delle tariffe dei servizi della Compagnia: tre aspetti della gestione che appaiono scontati solo a chi non sappia che sinora la CULMV è stata costretta a gestirsi come un’impresa, ma senza alcuna possibilità di previsione di bilancio.

Visto che siamo arrivati sino qua, ricordo che continua a dormire nel regolamento un’altra norma essenziale, all’art.18, per cui la CULMV è obbligata a organizzare la formazione del personale per rispondere con efficacia alle richieste dei terminal. Recita il Regolamento: “L’Autorità portuale, sulla base delle esigenze operative delle imprese richiedenti, determina gli standard professionali che l’impresa fornitrice dovrà garantire”. Ebbene dopo 10 anni in cui non ha ancora trovato il tempo per definire gli standard, Palazzo San Giorgio vuole recuperare anche questo ritardo invece che lamentare il gap di specializzazione dei soci della Compagnia che impedirebbe il loro pieno impiego? A questo proposito, ossia dell’impiego dei lavoratori della CULMV, che è giocoforza collegato all’organico operativo dei terminalisti e ai relativi fabbisogni professionali, occorre che Palazzo San Giorgio pubblichi con urgenza il Piano dell’organico dei lavoratori portuali, previsto all’art.6 della legge portuale 84/94, che contenga l’analisi quantitativa e professionale della situazione dei singoli terminal e delle prospettive occupazionali.

Dopo la questione della Compagnia, è assolutamente necessario affrontare la regolazione e il governo pubblico del mercato del lavoro del porto parimenti composto da lavoratori dipendenti a tempo pieno e lavoratori temporanei a chiamata. Un Piano organico degno di questo nome e dell’importanza del porto di Genova, Palazzo San Giorgio non lo deve solo alla legge, ma a tutto il territorio che si attende dal porto in cui lo Stato sta investendo oltre 2 miliardi di euro, non tanto i record di milioni di container che graveranno sulla vivibilità della città o la ricchezza astratta vantata nei convegni che remunererà principalmente i capitali, bensì un Piano di concrete e qualificate opportunità di lavoro per i troppi cittadini che giovani e non più giovani attendono un’occasione reale per non essere costretti a un’occupazione marginale o a emigrare.

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