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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Msc nuovamente ‘in guerra’ con la Cina: questa volta per una bulk carrier

Quello fra Gianluigi Aponte, patron di Mediterranean Shipping Company, e la Cina è un rapporto storicamente ‘poco pacifico’ per usare un eufemismo.

Nel recente passato l’armatore di origini sorrentine aveva attaccato il Dragone per ragioni geopolitiche e di carattere commerciale, l’avevo accusato di arroganza, più di recente a finire nel mirino è stata la Nuova Via della Seta e ora la tensione è tornata a salire per una nave bulk carrier bloccata da mesi con a bordo marittimi che non possono essere avvicendati. Il tutto per effetto di un muro contro muro commerciale fra Cina e Australia.

Il caso ha meritato una nota ufficiale diramata direttamente dal quartier generale di Ginevra nella quale si legge che Mediterranean Shipping Company chiede una soluzione urgente per il cambio dell’equipaggio della nave portarinfuse Anastasia bloccata al largo delle coste della Cina settentrionale, che si trova tra decine di navi in fila d’attesa vicino al porto di Caofeidian.

Msc ha ripetutamente richiesto che i marittimi a bordo abbiano il permesso di tornare a casa dalle loro famiglie ma queste richieste non sono ancora state accolte dai noleggiatori cui spetta l’ultima parola sui movimenti della nave. “La Cina ha proibito un cambio di equipaggio nei porti cinesi a causa delle restrizioni di Covid-19 e le richieste di Msc di metà dicembre per un cambio di equipaggio all’ancoraggio o in Giappone, a pochi giorni di navigazione, non sono state soddisfatte” spiega la shipping company ginevrina nella sua nota.

Non a tutti è noto ma Msc, oltre a essere un primario player nel settore del trasporto marittimo containerizzato, controlla anche un paio di navi car carrier, un rimorchiatore d’altura e alcune Post-Panamax bulk carrier gemella della Anastasia. Oltre ovviamente ai traghetti (Grandi Navi Veloci, Snav e Navigazione Libera del Golfo) in cui la famiglia Aponte opera tramite holding e società italiane.

In qualità di gestore tecnico e proprietario della nave, il Gruppo Msc si dice “molto preoccupato per il benessere dei marittimi ed è in regolare contatto con loro e con le loro famiglie a terra, oltre a fornire uno psicologo per il supporto a distanza. Molti membri dell’equipaggio sono rimasti in mare per diversi mesi più a lungo di quanto inizialmente previsto”. La shipping company ginevrina precisa anche che “le autorità locali hanno recentemente bloccato il tentativo di Msc di inviare un medico per visitare il personale imbarcati” e ora la compagnia sta cercando di porre rimedio a questa situazione attraverso i canali diplomatici.

I tentativi quotidiani della società di cercare una soluzione fanno seguito a diversi mesi di proposte per consentire alla nave di fare uno scalo in porto che faciliterebbe i soccorsi all’equipaggio.

Nella sua ricostruzione dei fatti Msc spiega di aver tentato per la prima volta di avvicendare l’equipaggio della Anastasia a Hong Kong nel giugno 2020. Un successivo tentativo a Hong Kong è stato vietato all’inizio di agosto a causa delle restrizioni Covid delle autorità locali. Le autorità giapponesi hanno poi approvato in agosto l’attracco della nave all’isola di Mitusure in Giappone, ma la richiesta non è stata accolta. Nel periodo agosto-dicembre, sono stati rifiutati ulteriori tentativi di consentire un cambio di equipaggio a Manila, Hong Kong, Singapore e Busan, anche recentemente, il 17 dicembre 2020, dopo che Msc aveva suggerito una potenziale deviazione verso il Giappone per il cambio di equipaggio.

Msc si dice “profondamente preoccupata che nessuna di queste soluzioni abbia finora funzionato” e precisa che, “in qualità di operatore tecnico, non può semplicemente ordinare al comandante di deviare verso un porto per un cambio di equipaggio, in quanto la nave potrebbe essere arrestata. Ciò non farebbe che perpetuare il problema col rischio che l’equipaggio rimanga a bordo anche più a lungo del necessario”.

Msc ha già condiviso informazioni con varie autorità e incoraggia i governi a interessarsi a trovare una soluzione a questo crescente problema umanitario, non solo per i marittimi a bordo della Anastasia, ma anche per decine di altre navi non Msc nella zona (fra cui le bulk carrier italiane Antonella Lembo e Mba Giovanni) “che, a quanto ci risulta, sono bloccate in una situazione simile a causa di problemi commerciali tra Cina e Australia. Abbiamo portato la questione all’attenzione dell’Imo e di altri organismi internazionali governativi e industriali”.

Msc conclude il suo messaggio ringraziando “le persone a bordo e le loro famiglie a terra per la straordinaria pazienza e il coraggio che hanno dimostrato” e si dice “al loro fianco nella ricerca di una soluzione urgente alla situazione. Continueremo a sostenerli e ci assicureremo che tutti a bordo continuino a ricevere una puntuale remunerazione e a ricevere cibo, acqua e altri beni di prima necessità”.