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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Duci: “Il ricorso alla Corte di Giustizia Ue? Solo un modo per rimandare le conseguenze”

Che la politica (i governi dell’ultimo decennio) abbia enormi responsabilità su come sia stata malgestita in Italia la questione della tassazione dei porti sono tutti concordi. A vivacizzare però il dibattito sul tema organizzato da Assiterminal ci ha pensato Gian Enzo Duci, vicepresidente di Conftrasporto, che ha definito la decisione della ministra dei trasporti, Paola De Micheli, di ricorrere contro la decisione di Bruxelles alla Corte di Giustizia Europea l’unica strada percorribile ma, soprattutto, un modo per rinviare il problema e scaricarlo ancora una volta sui governi a venire.

“È stato un errore come siamo arrivati a difenderci di fronte a un provvedimento che l’Unione Europea ha fatto di tutto per non compiere negli anni passati, ma che ci ha visto difendere con un muro contro muro. Oggi il provvedimento è utile perché consente di prendere tempo. Solo quello” sono state le parole di Duci. Che poi ha aggiunto: “Di fronte a una situazione che ci vede come unici su 22, e uno dei tre su 22, su una particolare modalità di contabilità e sul pagamento di imposte, ritengo sia difficile vincere il ricorso ma spero di sbagliarmi. Se anche un paese potente nel contesto comunitario come la Francia è uscito soccombente con una posizione di difesa che era meno rigida di quella italiana…”.

Il vicepresidente di Conftrasporto più nel dettaglio ha spiegato quanto segue: “A me non sembra che l’Unione Europea ci abbia toccato in maniera diretta sul modello giuridico dei porti. Ci dicono in maniera chiara e identificano determinate attività come economiche e altre come non economiche. Le non economiche non vanno chiaramente tassate (ad esempio spese per la sicurezza), mentre dicono che cioè che è economico va tassato. Negli altri paesi dell’Unione Europa, su 27 che siamo rimasti ne abbiamo 22 che hanno porti marittimi; di questi, 21 (a eccezione dell’Italia) vedono la contabilità degli organi che regolamentano e gestiscono i porti tenuti con modalità privatistiche. Sempre di quei 22, poi, 19 prevedono il pagamento delle imposte su alcuni dei redditi prodotti dalle port authority”.

Dall’Europa non stanno dicendo che i porti italiani non sono enti pubblici ma sostengono che, anche essendo ente pubblico, se svolge un’attività di tipo economico quell’attività va tassata. “Ci siamo ritrovati con un provvedimento secondo il quale anche le tasse portuali, oltre ai canoni demaniali, sono da considerarsi attività economica” precisa il vicepresidente di Conftrasporto. “Rimontare adesso un giudizio personalmente la vedo difficilissima. Credo che il Governo sia obbligato ad andare in giudizio in questo momento ma per prendere del tempo, per spostare le conseguenze di quello che sta succedendo. Avremo preso 24 o 36 mesi di tempo, ma che quella partita ce la siamo peggiorata con le nostre mani dobbiamo dircelo all’interno del cluster. Abbiamo avuto un’incapacità di spiegarci e di sostenere le nostre tesi che dovrebbe porci di fronte qualche domanda come settore”.

Duci ha concluso il suo intervento dichiarando che “la Spagna è stata più furba: dal 2020 tassa i porti ma sulle voci che ha detto lei alla Commissione Europea su cosa è non è attività economica. La Spagna era nelle nostre condizioni: poteva mantenere una posizione rigida ed è stata un po’ più tattica nel difendere determinate posizioni”.