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Rossi (Assoporti): “L’Italia porti una portaerei davanti a Bruxelles, poi si sieda a negoziare”

Daniele Rossi, presidente di Assoporti, parlando al convegno web organizzato da Assiterminal per parlare della procedura con cui la Commissione Europea chiede all’Italia di far pagare alle port authority le tasse sull’attività d’impresa svolta, usa torni forti per dettare al Governo una linea dura. “Credo che la situazione vada affrontata sul piano giuridico, e Assoporti […]

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
14 Gennaio 2021
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Assoporti assemblea 2020 (1)

Daniele Rossi, presidente di Assoporti, parlando al convegno web organizzato da Assiterminal per parlare della procedura con cui la Commissione Europea chiede all’Italia di far pagare alle port authority le tasse sull’attività d’impresa svolta, usa torni forti per dettare al Governo una linea dura. “Credo che la situazione vada affrontata sul piano giuridico, e Assoporti ha espresso in maniera inequivocabile la propria intenzione, ma c’è anche un altro piano che credo non debba essere trascurato che è quello di essere anche molto pragmatici. Io penso che se una vicenda del genere fosse capitata agli americani l’avrebbero affrontata in un altro modo: io in quel modo vorrei affrontarla” ha detto Rossi. Che poi, entrando più nello specifico, ha aggiunto: “Tanto per cominciare (gli americani, ndr) avrebbero mandato una portaerei della classe Nimitz (le più grandi al mondo) al largo delle coste del Belgio e dell’Olanda. Questa è la prima mossa da fare sicuramente; le nostre portaerei si chiamano Zunarelli, Munari e Maresca (tre avvocati marittimisti, ndr) e quindi dobbiamo mandarli avanti, ma di missili gli americani non ne hanno mica mai sparato. Questa secondo me dev’essere la filosofia che governerà questa procedura”.

Nel merito della questione il presidente di Assoporti ha spiegato: “Le tasse sul reddito e quindi sui canoni di concessione mi spaventano il giusto, per non dire poco o niente, nel caso ci sarà una contabilità di tipo civilistico e fiscale. Se da una parte avrò i ricavi dai canoni di concessione, dall’altro avrò pure dei costi che saranno anche gli ammortamenti degli investimenti che vado a effettuare. Nessuna Commissione Europea potrà prendere che un’autorità portuale abbia solo ricavi. E se metto nei costi gli ammortamenti, se Genova mette nei costi il miliardo che dovrà spendere, se basterà, per la diga, quando le paga le tasse?”.
Per Rossi se le entrate rappresentate dai canoni vanno tassate, nel conteggio dovranno quindi essere considerati anche i costi, “costi che sostiene lo Stato”, “tutti i costi che sostengono le Autorità portuali comunque finanziati devono rappresentare un costo in termini fiscali. Se questo risolvesse la questione non ci penserei un minuto a firmare” un accordo con l’Europa.

“La negoziazione che io auspico” ha concluso il presidente di Assoporti, “dopo aver mandato la portaerei alle coste del Belgio, dovrebbe essere in questi termini: volete le tasse? Vediamo quali, come e quando, con quali costi. Non si parla di Iva, non si parla di aiuti di Stato sui trasferimenti per realizzare le opere infrastrutturali. Non è così lontano dagli accordi che ho visto sono stati raggiunti da altri Paesi”. Dunque Rossi sembra sposare al linea di altri paesi che, piuttosto che fare ricorso alla Corte di Giustizia Europea, hanno preferito sedersi a un tavolo e negoziare con Bruxelles. “Secondo me questo è il campo di lavoro, fermo restando che l’iniziativa politica forte del Governo è qualcosa che tutti i presidenti delle autorità di sistema portuale hanno condiviso, anche se con qualche distinguo ma sulle conseguenze, non sull’azione” ha infine aggiunto. Concludendo che “non è questo il momento per parlare di modello pubblicistico o di Spa privata, non so cosa è meglio, io credo nel modello pubblicistico, ma di sicuro non è questo il momento per parlare di queste cose. Ora è il momento del tavolo con Bruxelles”.

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