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I veneziani all’assalto delle esenzioni fiscali per il porto di Trieste nel traffico ro-ro turco

Continua a fare discutere la lettera con cui il terminalista Istop Spamat di Bari ha segnalato all’amministratore unico di Ram (rete Autostrade Mediterranee), Zeno D’Agostino, la distorsione della concorrenza nelle linee marittime ro-ro a favore del porto di Trieste generata dall’esenzione del pagamento delle tasse automobilistiche per i veicoli immatricolati in Turchia. All’attacco, tramite il quotidiano Nuova Venezia, vanno in particolare gli operatori veneziani secondo i quali sarebbe giunto il momento di porre fine a questa “concorrenza sleale”.

“La questione sollevata dal terminalista pugliese è reale ed è nota a tutti da anni” osserva Paolo Salvaro, presidente di Confetra Nord Est. “Non c’è dubbio che l’esenzione delle tasse automobilistiche per i veicoli immatricolati in Turchia, che effettuano il trasporto merci utilizzando il porto di Trieste, indipendentemente dalle ragioni che 30 anni fa hanno portato a questo regime che agevola oggettivamente lo scalo giuliano, è anacronistica e provoca certamente una distorsione del mercato”. Salvaro ancora aggiunge: “Stiamo parlando di circa 100 euro che gli autotrasportatori turchi non pagano a ogni transito, ed è del tutto evidente che questo vantaggio contribuisce a far scegliere il porto di Trieste rispetto ad altri porti dell’Adriatico, e in particolare al porto di Venezia, quello che per posizione geografica e servizi offerti può essere una valida alternativa”.

Il vertice di Confetra Nord est va oltre, sollevando anche un altro aspetto di cui gode il porto di Trieste e che andrebbe secondo lui superato: “Gli operatori che fanno import attraverso Trieste possono differire il pagamento di tasse doganali e dell’Iva sulla merci in ingresso in Italia fino a sei mesi, mentre in tutti gli altri porti il differimento massimo e di circa un mese”.

In difesa del porto di Venezia si è schierato anche Michele Gallo, presidente di Assoagenti marittimi del Veneto, dicendo: “Non mettiamo sotto accusa il porto di Trieste ma una norma ormai superata, ricordando che le esenzioni di cui gode lo scalo giuliano “risalgono al trattato di Pace firmato a Parigi nel 1947, che sancì che questa città doveva rimanere territorio libero quindi zona franca per interscambio merci. Da allora le condizioni che regolano il commercio sono mutate e c’è stato l’avvento della Comunità Europea che include Slovenia e Croazia”.

Secondo Gallo “tutti i porti devono avere le stesse regole che contraddistinguono il libero scambio e i relativi costi di logistica, quindi anche l’applicazione di tasse ed esenzione delle stesse”, poiché “le centinaia di camion che transitano sulla tangenziale e il Passante di Mestre da e per Trieste, potrebbero arrivare a Marghera, con minor inquinamento e consumo di strade e mezzi”.