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Il piano di Moby non convince gli obbligazionisti che provano a rilanciare

Con l’avvicinarsi dell’ultima scadenza fissata per fine marzo, s’intensificano e si vivacizza il confronto fra il gruppo Moby e i creditori, in particolare la rappresentanza degli obbligazionisti. Secondo quanto riportato da Reorg Research, infatti, il consueto gruppo di bondholder (rinominato ‘ad hoc group’) avrebbe spedito ala balena blu una controproposta rispetto all’offerta recapitata loro e […]

di Nicola Capuzzo
18 Febbraio 2021
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Con l’avvicinarsi dell’ultima scadenza fissata per fine marzo, s’intensificano e si vivacizza il confronto fra il gruppo Moby e i creditori, in particolare la rappresentanza degli obbligazionisti. Secondo quanto riportato da Reorg Research, infatti, il consueto gruppo di bondholder (rinominato ‘ad hoc group’) avrebbe spedito ala balena blu una controproposta rispetto all’offerta recapitata loro e giudicata non soddisfacente. Fra gli aspetti che non convincono ci sarebbe l’impegno finanziario che Europa Investimenti metterebbe sul piatto per salvare Moby, giudicato troppo basso, così come i creditori considerano troppo elevate le aspettative sulle cifre che la vendita di asset potrebbe generare per loro. Le considerano non realistiche con l’andamento di mercato attuale e del prossimo futuro.

Un’altra questione che non trova d’accordo i bond holder è la governance futura di Moby che, secondo il piano, rimarrebbe nelle mani della famiglia Onorato.

Nelle scorse settimane era già emerso che due sono le alternative di rimborso prospettate dalla compagnia di traghetti ai creditori. La prima prevedrebbe un riconoscimento immediato del 30% del credito mentre la seconda un rimborso in percentuale più limitata ma con la prospettiva di ottenere altri soldi negli anni successivi a seguito della cessione di alcuni asset in flotta (fino a 8 navi di Moby e di Tirrenia Cin nel corso di 5 anni). Tutta la flotta del gruppo verrebbe anche trasferita a una nuova società (partecipata con una quota anche dal fondo Europa Investimenti) che provvederebbe poi a noleggiare nuovamente a Moby il naviglio.

Nessuna novità infine dal Ministero dei trasporti su un’eventuale proroga della convenzione pubblica per la continuità territoriale marittima con Compagnia Italiana di Navigazione (Tirrenia) in scadenza il 28 febbraio prossimo. Un prolungamento innescherebbe la reazione degli altri player sul mercato già pronti a richiedere un risarcimento allo Stato seguendo l’esempio di quanto fatto (e ottenuto) da Corsica Ferries in Francia.

Se invece il dicastero ora guidato da Enrico Giovannini non dovesse prolungare la scadenza delle sovvenzioni pubbliche, il rischio immediato (e scontato) sarebbe quello che Tirrenia Cin sospenda tutte le linee non sostenibili economicamente. Negli ultimi due mesi il ministero ha fatto sapere che alcuni collegamenti sono già stati considerati maturi per poter essere serviti in regime di libero mercato mentre altri avranno ancora necessità di sostegno pubblico.

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