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Santi (Federagenti) scrive al ministro (degli ex trasporti) Giovannini

di Alessandro Santi *
* presidente Federagenti

 

Lettera aperta al Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili dottor Enrico Giovannini

Illustre Ministro Giovannini,
scrivendoLe questa breve e sintetica lettera aperta non vogliamo consumare un rituale né
tantomeno lanciare slogan. Vogliamo solo fornire un piccolo, pensiamo, importante contributo. Un contributo che è certamente di parte, visto che il settore nel quale lavoriamo e operiamo insieme con circa 8.000 addetti diretti e con un indotto occupazionale di gran lunga superiore, è la nostra ragione di esistere come imprese e come comunità.
Ma vuole essere anche e soprattutto, mi creda, un contributo reale al governo di questo Paese affinché vengano compiute le uniche scelte in grado di determinarne il rilancio.
I porti, l’economia marittima e la logistica, questo il campo nel quale le nostre aziende operano, contribuisce al PIL del Paese per quasi il 10 percento. I nostri porti producono un gettito fiscale di oltre 15 miliardi all’anno. Il sistema trasportistico e logistico che fa perno sui porti determina in modo decisivo e strategico la competitività delle aziende italiane sui mercati internazionali.
Eppure, anche nel programma di questo Governo, vediamo solo deboli cenni all’importanza
strategica di questo comparto. Lei è stato chiamato a ricoprire una posizione fondamentale anche in relazione al PNRR con lo scopo di risollevare il Paese da una crisi sanitaria ed economica senza precedenti, determinata dalla pandemia.
Ci rivolgiamo per questo a Lei fornendole tutta la disponibilità possibile a collaborare, in particolare per offrirle una chiave di lettura dei numeri che questo Paese, troppe volte definitosi una portaerei allungata sul Mediterraneo, evidentemente continua a ignorare. Senza porti, trasporti marittimi e logistici efficienti, molti se non tutti gli investimenti che verranno fatti, compresi quelli diretti alla sostenibilità o alla digitalizzazione, si potrebbero dimostrare vani.
Mi scuso per essere stato forse troppo diretto e franco, ma come Lei ben sa il Paese oggi non ha più tempo di aspettare o di subire le conseguenze della ingiustificata scarsa conoscenza di se stesso, della propria storia e delle proprie potenzialità. Quella mancata conoscenza che ci porta oggi a regalare a porti e hub logistici stranieri miliardi di fatturato, a Dogane estere miliardi di gettito e a continuare a non decidere sulla realizzazione di infrastrutture logistiche, in grado di innescare una spirale virtuosa di occupazione, ricchezza e rilancio sostenibile di territori o intere regioni del nostro Paese.

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