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Dal nuovo terminal di Noghere al Molo VII: gli aiuti chiesti dal porto di Trieste nel Pnrr

Oltre a Genova e alla nuova diga del porto storico di Sampierdarena (meritevole di 500 milioni di euro), Trieste è l’altro scalo marittimo italiano che ha fatto il pieno di finanziamenti pubblici inseriti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (programma Next generation Eu). Nell’ultima versione del piano è scritto che, a proposito delle iniziative […]

di Nicola Capuzzo
16 Marzo 2021
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Trieste Marine Terminal NC 36

Oltre a Genova e alla nuova diga del porto storico di Sampierdarena (meritevole di 500 milioni di euro), Trieste è l’altro scalo marittimo italiano che ha fatto il pieno di finanziamenti pubblici inseriti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (programma Next generation Eu).

Nell’ultima versione del piano è scritto che, a proposito delle iniziative che riguardano l’incremento di capacità portuale, “un progetto di punta è il porto di Trieste, che ha stretto accordi strategici con importanti operatori europei che proiettano lo scalo in ambito internazionale”. In particolare viene citato, “lo sviluppo della piattaforma logistica e dei relativi collegamenti retroportuali, nonché l’ampliamento delle infrastrutture comuni a una nuova area (‘Punto Franco Nuovo’)”. Inoltre, “sono previsti lavori preparatori per lo sviluppo di attività logistiche e industriali in zona Noghere (integrate con la costruzione di un nuovo terminal portuale), il dragaggio del canale di servizio, il collegamento stradale agli impianti, nonché l’ammodernamento funzionale del terminal container del Molo VII”.

Il menzionato progetto di Noghere è quello riguardante il Governo Ungherese e i due soggetti privati, Teseco e Seastock, con l’obiettivo di realizzare un nuovo terminal multipurpose. “L’investimento complessivo, che comprende l’acquisto, la messa in sicurezza ambientale dell’area e lo sviluppo del progetto, è stimato in circa 100 milioni di euro” spiegava alcuni mesi fa la port authority giuliana. L’area interessata dall’accordo, sede in passato dell’impianto di raffinazione petrolifera Aquila, è caratterizzata da una banchina con un pescaggio di 13 metri e sarà destinata in prevalenza al commercio estero ungherese. “Comprensivo di un’ampia area logistica di retrobanchina adatta allo stoccaggio e alla manipolazione delle merci, il sito oggetto di compravendita offrirà anche un’occasione di sviluppo per tutti i traffici di interesse per il porto, nelle componenti marittima e logistica. La zona, collocata a Sud-Est dello scalo giuliano, è servita dalla ferrovia e misura circa 320.000 mq, di cui circa 60.000 mq di zona demaniale lungo costa amministrata dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale” informava ancora una nota.

La sorpresa forse maggiore (rispetto alle versioni precedenti del Pnrr) è però quella che riguarda Il Molo VII e il relativo “ammodernamento funzionale”. A SHIPPING ITALY il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino, chiarisce come si tratti di “manutenzioni straordinarie previste da parte nostra e che in pratica vengono anticipate approfittando del Pnrr”. Più precisamente il presidente parla di “consolidamento banchine e piazzali del terminal e della ferrovia che a questo punto saranno finanziati da Roma/Bruxelles. Invece di aspettare anni e disponibilità finanziarie che, soprattutto dopo il Covid, sicuramente non avremo, anticipiamo di molti anni gli interventi”.

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