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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Giampieri (Assoporti): “Traghetti nel Tirreno avvantaggiati. Nei porti urge semplificazione”

Questo articolo fa parte dei contenuti pubblicati nell’inserto “Traghetti e crociere – Edizione 2021” di SHIPPING ITALY – CLICCA E LEGGI gratuitamente

Intervista a Rodolfo Giampieri, nuovo presidente di Assoporti (Associazione porti italiani).

Presidente Giampieri quanti e quali segnali di ripartenza vede per il mercato dei traghetti e per quello delle crociere in Italia?

“Il 2020 è stato un annus horribilis: abbiamo assistito a una crisi profonda, intensa e di lunga durata; una crisi imprevedibile e pagata a caro prezzo da alcuni settori che sono stati azzerati. In un porto come Ancona normalmente imbarcano e sbarcano oltre 1 milione di passeggeri su rotte internazionali ogni anno. I transiti probabilmente saranno ridotti perché i collegamenti dall’Italia in Adriatico sono verso Croazia, Albania e Grecia con i limiti che conosciamo agli spostamenti delle persone. I porti del Tirreno hanno collegamenti verso le isole italiane e in questo senso saranno più avvantaggiati, nei traghetti hanno delle possibilità diverse. In Adriatico però i traffici ro-ro nell’ultimo anno si sono salvati anche se in generale le compagnie di navigazione hanno dovuto ridefinire le proprie strategie.”

Ci sono motivi per essere ottimisti?

“I segnali di ripartenza sono incoraggianti e importanti soprattutto dal punto di vista sociale. La compagna di vaccinazione sta procedendo spedita ed è una condizione essenziale per la ripartenza del turismo. Le crociere torneranno a essere il migliore strumento di marketing territoriale per l’Italia.”

Per alcuni scali italiani gli itinerari più locali delle crociere hanno rappresentato un vantaggio. Qualcuno insomma ne ha paradossalmente beneficiato?

“Le crisi possono e devono diventare quando possibile anche opportunità. Il 2021 lo definirei il primo anno di ripartenza, un periodo contraddistinto da un’attenta strategia di sicurezza per i passeggeri. Quanto accaduto nei mesi scorsi sta facendo riflettere molto sull’importanza nel Mediterraneo e in Italia delle crociere e del trasporto marittimo di passeggeri in generale. Le navi contribuiscono a fare scoprire l’Italia e le associazioni di categoria insieme al mondo dell’accoglienza possono fare tanto.”

Cosa serve ai porti italiani per assecondare la ripresa del mercato per le navi passeggeri?

“In cima alla lista delle priorità c’è la semplificazione: adattare le regole a un mondo e a un’economia che corrono veloci. Molti passaggi multipli che abbiamo in Italia sono inutili e dannosi; è necessario che la burocrazia si adatti ai tempi e alla velocità delle imprese. Ma aggiungo: semplificazione non significa ‘zero regole’, bensì dare risposte certe alle necessità dell’economia. Con il Pnrr, se non ci sarà un azzeramento delle regole superficiali e degli inutili passaggi burocratici ripetuti, si rischia di riuscire a fare pochi di quei progetti previsti con completamento entro il 2026.”

Se dovesse indicare il tema più urgente e delicato da risolvere nei porti?

“In questo contesto certamente i dragaggi sono uno dei mal di testi principali per i presidenti delle Autorità di Sistema Portuale. Questo Governo è molto attento al tema della sostenibilità. A Rotterdam dragano 40 milioni di metri cubi ogni anno e con parte di quel materiale ci costruiscono le banchine. In Italia la situazione è imbarazzante e il Paese non risponde alle necessità di oggi. Sostenibilità e velocità devono poter convivere.”

Lei spesso parla di sostenibilità sociale: cosa intende con riferimento ai porti?

“Mi riferisco alla formazione che serve per non lasciare indietro nessuno dei lavoratori, altrimenti l’evoluzione futura inevitabilmente escluderà qualcuno. Rischiamo di avere in Italia delle sacche di addetti che saranno espulsi dal mercato del lavoro.”

Assoporti è tornata a essere un’associazione coesa in termini di adesioni e di rappresentanza? 

“Quindici presidenti di AdSP hanno a cuore un ‘progetto Italia’. La riattivazione della Conferenza nazionale dei presidenti dei porti da parte del Ministero è stata fondamentale perché ha saputo creare coesione e i presidenti non sono più soli. Il sistema dei porti si deve riconoscere con unitarietà come cluster. Questo mondo non può più essere fatto da piccole repubbliche marinare in contrasto fra loro: la competizione è a livello di Italia contro gli altri. Il settore della portualità e dei trasporti può davvero essere volano per la ripresa anche perché è un comparto ad altissimo valore tecnologico.”