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Psa pronta a diventare impresa ferroviaria acquisendo il 49% di Fuorimuro

L’integrazione verticale della catena logistica non sarà più in Italia una prerogativa dei soli gruppi armatoriali: anche il terminalismo portuale si prepara ad allungarsi a monte delle banchine. Secondo quanto appreso da SHIPPING ITALY dopo l’esempio di Oceanogate, società parte del gruppo Contship Italia, a brevissimo anche Psa Genoa Investments, la holding facente capo per […]

di Nicola Capuzzo
23 Giugno 2021
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L’integrazione verticale della catena logistica non sarà più in Italia una prerogativa dei soli gruppi armatoriali: anche il terminalismo portuale si prepara ad allungarsi a monte delle banchine. Secondo quanto appreso da SHIPPING ITALY dopo l’esempio di Oceanogate, società parte del gruppo Contship Italia, a brevissimo anche Psa Genoa Investments, la holding facente capo per il 62% al gruppo singaporiano Psa e partecipata al 38% da Gip – Gruppo investimenti portuali, si appresta a chiudere l’operazione di acquisizione del 49% del capitale di Fuorimuro, attuale concessionario delle manovre portuali del porto di Genova e impresa ferroviaria attiva in diverse parti del Nord Italia (con un servizio per la Francia) ma autorizzata a operare su tutta la rete italiana.

Quest’ultima sul proprio sito rende noto come annualmente vengano movimentati “nel porto di Genova 130.000 carri ferroviari” ed effettuate “ogni giorno una coppia di treni tra il sud della Francia (Miramas-Marsiglia) e Castelguelfo (Parma) via Ventimiglia, raggiungendo settimanalmente anche le località di Mortara (Pavia), Borgo San Dalmazzo (Cuneo), Valdaro (Mantova) e San Giorgio di Nogaro (Udine)”.

L’ingresso in Fuorimuro (azienda tornata da un anno sotto il pieno controllo del fondatore e amministratore delegato Guido Porta attraverso Tenor Srl) del colosso terminalistico che controlla i terminal container Psa Sech e Psa Genova Prà avverrà attraverso un aumento di
capitale riservato (e conseguente riduzione dell’attuale socio di maggioranza al 51%).
Molteplici le chiavi di lettura dell’operazione. Da tempo Psa lavora allo sviluppo del traffico
ferroviario, guardando in particolare al bacino naturale per il porto di Genova costituito dal mercato svizzero e bavarese. Lo scalo inoltre è oggi interessato da svariati progetti di potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria: i lavori per il nuovo fascio di binari di Pra’ sono cominciati e anche sul fronte Sampierdarena (Sech) sono pianificati diversi interventi (sebbene in questo caso lo sviluppo progettuale sia più acerbo). Chiaro quindi l’intento di approcciare il settore dell’imprenditoria ferroviaria con l’acquisizione di una società attiva ormai da tempo in questo campo.

Da non dimenticare, poi, che Fuorimuro è il fornitore dei servizi di manovra di Psa, sicché l’acquisizione di una quota avrà presumibilmente anche riflessi in termini di efficienza ed economici.

Rileva, da ultimo, il fatto che l’autorizzazione della società di Porta alla fornitura di questi ultimi servizi sia in scadenza, essendo stata prorogata per il 2021 in virtù del Decreto Rilancio emanato dal Governo un anno fa per fronteggiare gli effetti della pandemia. L’Autorità di Sistema Portuale di Genova, ente concedente, dovrà avviare nei prossimi mesi la gara per l’assegnazione della nuova concessione. Probabile che Psa voglia metter sul piatto il peso dei propri volumi, onde ridurre il rischio che un servizio sempre più determinante nell’attrazione di traffico finisca in mano a liner già attrezzatisi sul fronte ferroviario (è il caso di Msc e di Medway Italia) o ad operatori ferroviari più
strutturati come Mercitalia, tornata recentemente a occuparsi di manovre in un porto ‘ferroviariamente’ all’avanguardia come La Spezia.

Andrea Moizo

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