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Agostinelli sminuisce il rischio stop ai lavori per il bacino di carenaggio di Gioia

A quasi un mese dall’udienza il Tar di Reggio Calabria ha pubblicato la sentenza sul ricorso di Zen (Zito Evoluzioni Navali) Yacht contro la revoca della propria concessione e per l’Autorità di Sistema Portuale di Gioia Tauro l’esito è negativo.

Il tribunale ha infatti accolto tutti i motivi del ricorso. La revoca per i giudici è stata infatti adottata prima che il necessario parere di approvazione del Comitato portuale fosse formalmente approvato. L’oggetto della revoca, inoltre, sarebbe stato pasticciatamente comunicato, tanto al destinatario quanto al Comitato portuale. E, da ultimo, non risulterebbe alcuna interferenza fra la concessione di Zen e la realizzazione della Banchina di Ponente – Lato Nord.

Qui sta l’aspetto più delicato. L’opera in questione è stata appaltata per oltre 12 milioni di euro ad un raggruppamento di imprese guidato da Fincosit, che ha recentemente avviato i lavori, di durata prevista pari a 12 mesi. Lavori propedeutici alla creazione di un accosto atto ad ospitare un bacino di carenaggio galleggiante, un progetto su cui l’Autorità Portuale punta moltissimo da anni.

Buona parte del contenzioso si imperniava proprio sulle interferenze fra la concessione di Zen e l’opera, motivo della revoca. Interferenze tali per l’ente da invocare l’interesse pubblico alla “realizzazione di un’opera strategica” e allontanare un concessionario. Ma non così valutate dai giudici. L’apparente aporia – riconoscere la mancanze di interferenze smontando parte della propria tesi difensiva o fermare i lavori – non spaventa il presidente dell’Autorità Andrea Agsotinelli, per il quale “la revoca era motivata anche dalla gestione inadeguata e anche colposa (morì un operaio) da parte di Zen. Inoltre il perfezionamento dell’approvazione formale non inficia i contenuti di un parere del Comitato. Sicché è probabile che appelleremo, ma i lavori in ogni caso procederanno”.

A.M.

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