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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Tensioni a Castellammare di Stabia sul futuro di Fincantieri

Un corteo dei lavoratori Fincantieri di Castellammare di Stabia (Napoli) ha bloccato questa mattina la Strada statale Sorrentina (Ss 145). Lo sciopero era stato proclamato dalle segreterie di Fim, Fiom e Uilm e dalla Rsu per chiedere all’azienda di Trieste di partecipare ai tavoli istituzionali confermando gli impegni di investimento per modernizzare lo stabilimento.

L’incertezza sul futuro del cantiere prende le mosse dalla recente presentazione al Comune da parte dell’Autorità di Sistema Portuale del piano strategico per lo scalo. Fra i vari scenari l’ente considererebbe anche quello di un ridimensionamento delle aree della cantieristica a favore della creazione di un polo d’accoglienza per il settore crociere. Un’ipotesi scaturita dalla diserzione da parte di Fincantieri dei tavoli istituzionali – testimoniata anche dal presidente dell’ente Andrea Annunziata alle testate locali – e dal suo silenzio sull’invito da parte dell’Adsp alla sottoscrizione di un accordo di programma che delinei in modo chiaro il futuro del porto di Castellammare.

L’Autorità portuale, infatti, beneficia di un finanziamento Cipe di 35 milioni di euro per lo sviluppo dello scalo. Fino al penultimo Pot (2016-2018, portato fino al 2020) la cifra sarebbe dovuta servire al potenziamento dell’area dedicata alla navalmeccanica, sulla base di 4 possibili scenari, alternativi ma caratterizzati dalla realizzazione di un nuovo bacino di carenaggio. L’investimento pubblico avrebbe però dovuto essere supportato da Fincantieri, concessionario e proprietario di parte dell’area, con altri 40 milioni di euro di circa.

Tale impegno non è però mai stato formalizzato, tanto che nel Pot successivo, quello vigente, permane la volontà di puntare sulla cantieristica e il richiamo ai suddetti 75 milioni di investimenti, ma i termini sono più vaghi e non si fa più riferimento a un nuovo bacino: “Stanno emergendo ipotesi progettuali che contemperano interventi di sicurezza marittima con azioni di riorganizzazione e potenziamento dell’impianto cantieristico. Gli interventi di messa in sicurezza prevedono la demolizione dello scivolo di varo e la costruzione di una banchina con piano orizzontale. Le operazioni di varo saranno realizzate con un pontone semisommergibile”.

Da lì non ci si sarebbe mossi e l’Adsp avrebbe sviluppato il progetto crociere a fronte delle titubanze di Fincantieri. Che negli ultimi incontri istituzionali partecipati, accusano le Ooss, avrebbe prospettato “solo l’abbattimento dello scalo e altri investimenti che, confermato un certo tipo di carico di lavoro, riguarderebbero la sostituzione di impianti già esistenti, escludendo la possibilità di poter mettere autonomamente naviglio in acqua e escludendo la possibilità di allestire naviglio in banchina”.

Da qui la preoccupazione per il futuro occupazionale e l’iniziativa di oggi: “Noi non siamo contrari all’incremento delle attività turistiche e crocieristiche” ha spiegato il rappresentante della Fiom Vincenzo Vicedomini. “Abbiamo chiesto a Fincantieri di spostare la banchina alle spalle dello stabilimento, utilizzando l’investimento che aveva assicurato due anni fa, per garantire la produzione di navi vere. Non solo di tronconi, come sta accadendo adesso, destinati ad altri cantieri del nord per l’allestimento, un’attività finora svolta dalle nostre maestranze. Rischiamo così un progressivo ridimensionamento occupazionale e la scomparsa del cantiere navale a Castellammare di Stabia. Chiediamo un tavolo istituzionale con tutti i soggetti che decidono sul cantiere: azienda e istituzioni, affinché s’impegnino in tal senso”.

“L’azienda ha sempre fatto il proprio dovere e ribadisce l’impegno per continuare ad assicurare sviluppo e occupazione al cantiere di Castellammare di Stabia. Per questo motivo non consideriamo lo sciopero di oggi una protesta contro la società” ha commentato un portavoce Fincantieri.

A.M.

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