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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Il porto di Trieste e le Dogane registi della digitalizzazione dell’export di Benetton

Leader della moda italiana conosciuto in tutto il mondo, Il gruppo Benetton è stato il protagonista di una iniziativa unica per l’innovazione delle spedizioni internazionali realizzata con la collaborazione del porto di Trieste, dell’agenzia delle Dogane nonché da Accudire Srl che ha fornito la piattaforma digitale.

In estrema sintesi, il progetto (pilota) – presentato oggi nel corso del convegno Italy Smart Export dedicato al ‘ rilancio dell’export italiano attraverso la digitalizzazione delle filiere globali’ e organizzato dalla AdSP del Mare Adriatico Orientale insieme alla stessa Accudire   – è consistito nella completa digitalizzazione e interconnessione delle spedizioni che dallo stabilimento dell’azienda trevisana sono inviate via camion/ro-ro in Turchia (passando appunto per il porto di Trieste) fino all’arrivo a destinazione, in un hub logistico della stessa Benetton.

Perni di questa iniziativa sono il preavviso delle merci in arrivo in porto (progetto lanciato in via sperimentale nei mesi scorsi dalla AdSP insieme alle Dogane proprio con l’obiettivo di ottimizzare i tempi di ingresso e uscita dei camion nelle aree portuali) e la dematerializzazione della lettera di vettura internazionale (Cmr), a loro volta incastonati in una infrastruttura tecnologica – la piattaforma di Accudire – basata sulla blockchain, che permette di ‘validare’ tutti i passaggi chiave della merce (fino alla ‘terza firma’, al momento della consegna) offrendo dunque anche la sua piena tracciabilità. Il progetto funziona relazionandosi con il Pcs (Port Community System) dello scalo, Sinfomar, considerato tra i più avanzati non solo in Italia, open source e specificamente disegnato considerando anche la peculiarità dello scalo ovvero la presenza del porto franco.

Sintetizzando, dopo l’implementazione del progetto, lungo la filiera della spedizione ora tutti gli attori – dunque non solo quelli direttamente coinvolti in quel segmento di attività – possono sapere quando parte la merce, quando questa arriva in porto, quando viene imbarcata e quando arriva a destinazione, con informazioni dettagliate rispetto alla sua geolocalizzazione e la sicurezza dei passaggi nei vari snodi (un elemento chiave, questo, per l’industria della moda che sempre più si sta affidando alla tecnologia blockchain con l’obiettivo di frenare le contraffazioni).

Al progetto Benetton – ha spiegato il responsabile della logistica del gruppo, Valentino Soldan – ha aderito con convinzione anche perché il porto di Trieste rappresenta uno dei principali punti di sbocco del suo export (che raggiunge 81 mercati, con 4.468 negozi per oltre 1,148 miliardi di vendite nette).

L’azienda, ha poi ricordato Soldan, è stata spesso in prima fila nell’adozione di nuovi strumenti tecnologici ma queste innovazioni si limitavano a offrire efficientamenti e ottimizzazione interni. “Per la prima volta abbiamo ora trovato al nostro fianco la Pubblica Amministrazione, è un cambiamento importante” ha commentato il manager, per il quale idealmente il progetto dovrebbe svilupparsi coinvolgendo le controparti (dogane e organismi pubblici) dei paesi di destinazione e allargarsi poi anche alle vendite e-commerce.

Come accennato, la presenza di Benetton nel progetto si deve certo alla sua vocazione all’innovazione e al suo essere un leader di mercato, ma a contare è stato anche il fatto che il gruppo storicamente gestisca al suo interno il trasporto e la distribuzione dei prodotti, tanto da avere una propria casa di spedizioni e propri esperti di procedure doganali.

“Crediamo sia una leva competitiva. Controllare il processo ti permette di dominarlo e anche di avere vantaggi economici” ha commentato Soldan. Il tema è di estrema attualità, viste le difficoltà del trasporto marittimo che in questi mesi hanno portato diversi operatori a riconsiderare il tipo di resa scelta per l’export delle proprie merci e associazioni di categoria come Fedespedi a lanciare una campagna nei confronti delle aziende italiane affinché prendano in mano le proprie attività di spedizioni.

Lo spunto in particolare è stato raccolto dal presidente della AdSP del Mar Adratico Orientale, Zeno D’Agostino, che ha evidenziato come progetti come questo possano “rendere più accessibili le catene logistiche” che spesso sono in mano a operatori stranieri e contribuire a scardinare la subalternità logistica dell’Italia nell’export.

Tornando infine all’iniziativa presentata oggi, D’Agostino ha aggiunto: “Questo progetto pilota si inserisce in un lavoro pluriennale di innovazione digitale svolto dall’Autorità portuale in ottica di sistema, cioè integrando non solo tutti i nostri porti tra loro, ma i porti con gli interporti e tutte le infrastrutture presenti sul territorio, con l’obiettivo di diventare protagonisti delle supply chain globali”.
“Grazie al nostro port community system, che ha digitalizzato al 100% tutte le operazioni portuali, siamo in grado di gestire in maniera integrata tutto il processo. La sfida per il futuro – ha concluso – è che mondo pubblico e mondo privato, come in questo caso, riescano a collaborare per digitalizzare e rendere smart le catene logistiche, permettendo così l’accesso semplice ed efficiente di queste filiere alle nostre PMI”.

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