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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Anche Ikea riporta nel Mediterraneo parte della produzione

Il noleggio diretto di navi portacontainer da parte di Ikea è stato probabilmente una soluzione ‘tampone’, ma per il medio-lungo periodo l’arma con cui la multinazionale svedese farà fronte alle difficoltà negli approvvigionamenti sarà quella del reshoring (o meglio, nearshoring). La società ha infatti svelato a Reuters di voler spostare parte della produzione di librerie, guardaroba e mobili da cucina, finora realizzati in Asia, in Turchia. I prodotti sono perlopiù destinati ai mercati di Europa e Medio Oriente e – come ha spiegato il responsabile finanziario per la Turchia di Ikea Kerim Nisel – l’obiettivo è appunto ora quello di avvicinare aree di produzione e di destinazione.

Una decisione presa per via del boom dei costi per l’invio di container dall’Estremo Oriente, anche in un’ottica di diversificazione dei rischi: “Potrebbe non essere una buona strategia produrre beni in un paese solo e da lì cercare di trasportarli in tutto il resto del mondo”. Per la verità come spiegato dallo stesso Nisel, Ikea era già presente con attività in Turchia, in particolare per la realizzazione di tessili e prodotti in vetro e in ceramica.

La scelta del Paese non è peraltro casuale: “La Turchia, con la sua posizione strategica, si è posta come forte alternativa all’impianto dell’era pre-Covid, basato su un network unico centrato sull’Asia” ha dichiarato il vicepresidente della filiale turca dell’azienda, Fuat Oktay.

La decisione di Ikea arriva a poche ore da un annuncio simile fatto da Benetton sempre a Reuters, con il quale l’azienda italiana ha svelato di voler portare in vari paesi dell’area mediterranea (Turchia, ma anche Serbia, Egitto e Tunisia) circa metà della produzione ad oggi realizzata in Asia, con l’obiettivo di abbattere i costi del trasporto e ridurre i tempi di consegna delle merci.

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