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Il porto di Genova Pra’ nel caos. Rischio paralisi anche a Trieste con un braccio di ferro portuali – D’Agostino

I due principali porti gateway italiani questa settimana sono teatro di gravi conflitti che rischiano di mettere a repentaglio la tenuta stessa dell’attività in banchina.

A Genova Prà quella appena trascorsa è stata una giornata di forti tensioni fra il mondo dell’autotrasporto e i lavoratori del terminal container che hanno messo in atto lo sciopero a singhiozzo già annunciato a fine settembre e che il gruppo terminalistico Psa sperava che in qualche modo fosse scongiurato. Così non è stato e la temporanea apertura e successiva chiusura dell’ufficio merci nel piazzale ha fatto saltare i nervi agli autisti delle decine (o forse centinaia) di camion che erano in attesa di poter scaricare i container e che per ore sono rimasti bloccati a bordo dei propri mezzi. La situazione è degenerata quando gli stessi autotrasportatori hanno reagito bloccando sia l’ingresso dell’ufficio merci che i gate del terminal container paralizzando il casello autostradale di Genova Prà e di fatto bloccando l’operatività del terminal Psa che è rimasto isolato praticamente per tutto il giorno. In serata si è tenuta una riunione d’urgenza alla presenza dei vertici della port authority e sembra che fra il terminalista e i lavoratori possa essere trovato un compromesso almeno per sospendere lo sciopero che, econdo le intenzioni, dovrebbe proseguire fino al 17 ottobre. Motivo del contendere è l’insoddisfazione per il percorso della trattativa di secondo livello svoltasi fino ad oggi fra Psa e la relativa Rappresentanza sindacale unitaria.

Se Genova piange, Trieste non ride. Sempre nelle ultime ore, infatti, il Coordinamento lavoratori Portuali Trieste ha fatto sapere che, “dopo la manifestazione di ieri 11/10/2021 ribadiamo che il 15 ottobre ci sarà il blocco delle operazioni all’interno del porto di Trieste”. In una nota i portuali giuliani aggiungono: “Siamo venuti a conoscenza (del fatto) che il Governo sta tentando di trovare un accordo, una sorta di accomodamento riguardante i portuali di Trieste e che si paventano da parte del presidente (dell’AdSP) D’Agostino le dimissioni”.

Un rischio che, però, sembra non importare ai lavoratori del Coordinamento: “Nulla di tutto ciò farà sì che noi scendiamo a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo del green pass per lavorare, non solo peri lavoratori del porto ma er tutte le categorie di lavoratori”.

A proposito delle ipotetiche dimissioni del presidente della port authority dal Coordinamento lavoratori Portuali Trieste aggiungono: “Ricordiamo al presidente D’Agostino che nel momento in cui lo Stato lo ha colpito i suoi portuali lo hanno difeso a spada tratta. Ora che i portuali hanno deciso di difendere loro stessi e le altre categorie di lavoratori con le sue dimissioni dimostra di non voler lottare al loro fianco. Gli auguriamo buon lavoro e gli porgiamo i più cordiali saluti”.

Dopo Genova Pra’, insomma, la paralisi delle attività portuali rischia di sostarsi a Trieste ma di allargarsi in realtà anche ad altri scali italiani e a diversi segmenti della logistica per l’entrata in vigore dell’obbligo di green pass dal 15 ottobre. Proprio oggi Conftrasporto-Confcommercio (così come anche Fiap) si è rivolta al Governo attraverso il suo presidente Paolo Uggè che ha detto: “Fra due giorni si rischia il caos, con un’incognita enorme nei rifornimenti e sul funzionamento regolare dei trasporti e della logistica”. oi ancora ha proseguito affermando: “Siamo per i vaccini, convinti che siano una misura di sicurezza indispensabile. Ma nell’autotrasporto il 30% degli operatori non è vaccinato. Sono in gran parte lavoratori stranieri, ma ci sono anche diversi italiani”.

Infine Uggè, che guida anche la Federazione nazionale degli Autotrasportatori Italiani (Fai), sottolinea che “la gran parte dei nostri aderenti non si riconosce nelle iniziative violente di protesta, che Conftrasporto condanna fermamente. Pur tuttavia, il rischio che si determinino iniziative spontanee autogestite esiste”.

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