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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Green pass, il Mims risolve per i marittimi ma discrimina l’autotrasporto italiano

Atteso da giorni un segnale dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili sul guazzabuglio green pass, a meno di 12 ore dall’entrata in vigore ecco una circolare che prova a fare chiarezza (qui il testo).

Sul fronte armatoriale sono state accolte le richieste di Confitarma, Assarmatori e Federagenti. Si torna nei fatti alle regole pre green pass. Chi è già a bordo e non ha il certificato o ha certificazioni non riconosciute dall’agenzia europea Ema può continuare a lavorare serenamente, dopodiché, in caso di imbarco successivo al 15 ottobre gli basterà, per tutto il relativo periodo di imbarco, un unico tampone negativo fatto 48 ore prima.

Molto più spinoso il fronte terrestre, relativamente a cui il Mims è intervenuto in materia di autotrasporto, anche se esclusivamente “in ordine all’ingresso nel territorio nazionale degli autotrasportatori provenienti dall’estero”. Anche in questo caso la circolare spiega che si tornerà (formalmente però) al Dpcm del 2 marzo scorso, con una precisazione destinata però a mandare in ebollizione il settore.

“Per quanto riguarda gli equipaggi dei predetti mezzi di trasporto provenienti dall’estero – si legge infatti nel documento – che non siano in possesso di una delle certificazioni verdi Covid-19 (o di altre certificazioni per vaccinazioni riconosciute dall’EMA o di vaccinazioni riconosciute equivalenti con circolare del Ministero della salute), si precisa che è consentito esclusivamente l’accesso ai luoghi deputati alle operazioni di carico/scarico delle merci, a condizione che dette operazioni vengano effettuate da altro personale”.

Posto che sia corretta l’interpretazione finora data da rappresentanti del settore sull’ambiguo utilizzo della “provenienza”, domani un’impresa di autotrasporto che impieghi su un mezzo italiano un autista, di qualsivoglia nazionalità e residenza, sprovvisto di green pass, tampone o analoga certificazione estera riconosciuta, non potrà mandare il mezzo a caricare/scaricare. L’impresa con autista in analoga situazione, ma mezzo straniero, potrà invece tranquillamente accedere al luogo di carico/scarico purché l’operazione di carico/scarico stessa sia effettuata da altro soggetto e il conducente resti in cabina con la mascherina.

Nessuna logica sanitaria, quindi (che differenza di rischio presenta un no green pass imbarcato su un mezzo a targa italiana rispetto ad uno imbarcato su un mezzo a targa bulgara?), e un incredibile auto-dumping.

In attesa (e al netto) di presumibile reazione della categoria, la mossa potrebbe forse incidere positivamente sull’operatività dei luoghi di lavoro interessati, anche se resta forte l’incognita porti. La circolare ha sorvolato, segno che la linea governativa resta ferma e la situazione, quindi, uguale a quella di ieri. Anche il Comitato del Lavoratori Portuali di Trieste tiene il punto: ritiro della norma o blocco a oltranza, fatta salva l’apertura mostrata verso un eventuale rinvio dell’entrata in vigore (su cui al momento non ci sono però segnali). Sempre in bilico il porto di Genova, dove a fronte della disponibilità di alcune imprese terminalistiche a pagare (per tempi e modalità differenti) i tamponi ai dipendenti senza certificato, l’Usb ha chiesto (un incontro in Prefettura è in corso mentre scriviamo) che sia formalizzato l’impegno uniforme di tutte le imprese a coprire il costo dei tamponi fino al 31 dicembre, ventilando, in caso contrario, l’indizione di uno sciopero.

L’Rsu del Sech, intanto, si è rivolta alle segreterie di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti per chiedere un incontro volto a valutare e “discutere possibili risposte sindacali” alla circolare di Confindustria “nella quale si chiarisce che, se ci saranno danni economici procurati dall’assenza di lavoratori a causa del mancato possesso del green pass, le aziende sono legittimate a chiederne il rimborso agli stessi lavoratori”.

A.M.

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