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L’AdSP di Civitavecchia costretta ad aumentare canoni e tasse per puntellare il bilancio

Con un disavanzo finanziario di circa 3,9 milioni di euro emerso dalla bozza di bilancio di previsione 2022 l’Autorità di Sistema Portuale di Civitavecchia ha dovuto ricorrere a correttivi drastici. Lo annuncia una nota dell’ente, riferendo che “Il Comitato di Gestione ha preso atto all’unanimità della procedura di allerta e prevenzione della crisi per l’esercizio […]

di Nicola Capuzzo
22 Ottobre 2021
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Con un disavanzo finanziario di circa 3,9 milioni di euro emerso dalla bozza di bilancio di previsione 2022 l’Autorità di Sistema Portuale di Civitavecchia ha dovuto ricorrere a correttivi drastici.

Lo annuncia una nota dell’ente, riferendo che “Il Comitato di Gestione ha preso atto all’unanimità della procedura di allerta e prevenzione della crisi per l’esercizio finanziario 2022. Pur con l’attuazione del piano di risanamento adottato nei mesi scorsi e l’inizio della ripresa dei traffici – importante in termini relativi, ma ancora contenuta in valori assoluti – la bozza di bilancio di previsione 2022 presenta un disavanzo finanziario di circa 3,9 milioni di euro”.

A mali estremi estremi rimedi: “La copertura di tale deficit passerà attraverso un aumento delle aliquote dei diritti dell’infrastruttura portuale, per generare nuovo gettito per 1,4 milioni, l’aumento delle entrate tributarie e dei canoni demaniali per l’adeguamento Istat del 3% (il riferimento non è chiaro: l’adeguamento Istat viene di norma definito a dicembre, sicché, come conferma l’ente, si tratta di una previsione, ma quella del Ministero dell’Economia e delle Finanze è del 1,5%, ndr) per circa 0,5 milioni e la riduzione della spesa corrente per almeno 2 milioni di euro”.

L’alea non è comunque scongiurata, perché da quel che scrive l’Adsp, parrebbe di capire che la riduzione di spesa, scaturente dalla sospensione del contratto di secondo livello dei dipendenti a partire dal 2023, sia condizionata all’effettivo incasso della quota parte dei fondi stanziati dal Dl Rilancio dell’estate 2020, ritenuto necessario anche, spiega l’ente, “per finanziare il mantenimento delle condizioni dell’accordo di secondo livello per il 2022” (anche se a rigore i 68 milioni di euro fra 2020 e 2021 cui si riferisce l’Adsp sarebbero utilizzabili solo per coprire spese per infrastrutture, destinati, dice cioè il Dl34/2020, a “compensare, anche parzialmente,  le  Autorità di sistema portuale dei mancati introiti,  in  particolare  derivanti dai diritti di porto, dovuti al calo del traffico  dei  passeggeri  e dei crocieristi per effetto dei provvedimenti legislativi  assunti  a tutela della salute pubblica e che  sarebbero  stati  destinati  al finanziamento delle infrastrutture non intese ad essere  sfruttate  a fini commerciali”).

A questo proposito la port authority precisa invece che “il decreto attualmente in discussione, nel DL trasporti, che è quello a cui si fa riferimento, dice che i fondi possono essere utilizzati per spese relative a sicurezza spazi pubblici, manutenzione e spese per servizi di natura pubblicistica, ecc..

“Intervenire in questo modo sui lavoratori – ha commentato il presidente dell’Adsp Pino Musolino – era l’ultima delle opzioni che avremmo voluto utilizzare e per questo abbiamo atteso fino al termine ultimo di approvazione del bilancio di previsione i ristori promessi dallo Stato e previsti in una norma del 2020. In realtà, fino ad oggi, non è arrivato un solo centesimo per evitare il default del Porto di Roma, nonostante gli impegni assunti ad ogni livello istituzionale. Attendiamo ora con fiducia che i soldi già stanziati possano essere erogati a novembre con la conversione del decreto Trasporti, in modo che il costo dell’azzeramento dei traffici dovuto al Covid e di scelte sbagliate del passato non debba essere pagato dai dipendenti e che quindi da un lato nel 2022 sia possibile rimodulare l’accordo integrativo, in funzione di auspicabili nuove entrate e maggiore competitività del network portuale, da perseguire anche attraverso strumenti incentivanti per i dipendenti, e dall’altro si intervenga strutturalmente sulle entrate e le uscite dell’Adsp, per far sì che ogni anno i conti possano essere in equilibrio senza dover mettere in discussione contratti o posti di lavoro”.

A.M.

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