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Frizioni fra Inps e Adsp sull’Agenzia del lavoro del porto di Gioia Tauro

Mentre a Cagliari si invoca la istituzione di un’Agenzia per il lavoro sul modello di quelle create nel 2016 per fronteggiare la crisi del transhipment, per assorbire e ricollocare, previa formazione, i lavoratori dell’ex Cict, a Gioia Tauro si stanno vivendo momenti di tensione legati proprio all’istituto creato (e ad oggi partecipato al 100%) dalla […]

di Nicola Capuzzo
9 Novembre 2021
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Porto Gioia Tauro banchina

Mentre a Cagliari si invoca la istituzione di un’Agenzia per il lavoro sul modello di quelle create nel 2016 per fronteggiare la crisi del transhipment, per assorbire e ricollocare, previa formazione, i lavoratori dell’ex Cict, a Gioia Tauro si stanno vivendo momenti di tensione legati proprio all’istituto creato (e ad oggi partecipato al 100%) dalla locale Autorità Portuale (nel frattempo divenuta di Sistema Portuale).

La querelle esplosa in questi giorni risale in realtà ad alcuni mesi fa, quando cioè, a luglio, la direzione locale dell’Inps ha interrotto il pagamento dell’Ima, l’indennità di mancato avviamento che spetta ai lavoratori iscritti all’Agenzia. Nel mirino dell’ente previdenziale c’è il presunto difetto dei requisiti di alcuni iscritti  e soprattutto l’allargamento del numero dei lavoratori inseriti nell’Ageniza (e quindi della platea dei beneficiari di Ima) derivante da un emendamento inserito nel Decreto agosto del 2020.

Troppi secondo l’ente previdenziale. Il cui argomento principale è la relazione tecnica allegata alla documentazione parlamentare relativa all’iter di quell’emendamento. In base a questa, ha ricordato l’Inps, non sarebbero dovuti derivare “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Non solo, perché quella relazione, lamenta l’ente previdenziale, specificava che l’estensione avrebbe riguardato 56 lavoratori e che al luglio 2020 gli iscritti dell’Agenzia erano solo 18, mentre le richieste di Ima sono arrivate nel luglio 2021 per 100 persone.

A nulla è valsa finora la replica dell’Adsp, che già a settembre, chiedendo l’interessamento del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, ha replicato all’Inps in punta di diritto, in primis segnalando all’ente previdenziale come fosse stato lo stesso Inps a confermare che al luglio 2020 gli iscritti fossero non 18 bensì 31. Inoltre i legali dell’Autorità portuale hanno condotto una disamina puntuale delle diverse problematiche di requisiti sollevate da Inps, contestando fra l’altro la pretesa che potessero iscriversi all’Agenzia solo lavoratori in esubero da società ancora operanti alla data del decreto in questione. Ma, soprattutto, Adsp ha puntato sulla considerazione dell’insussistenza giuridica di una relazione tecnica ad emendamento, evidenziando come a far testo non possa che essere il dettato letterale della legge, cui l’ente portuale ritiene di essersi attenuto puntualmente.

In attesa di eventuali chiarimenti e sviluppi, ieri un gruppo di lavoratori ha presidiato l’Adsp, coordinato dai rappresentanti di Filt Cgil. Un’iniziativa presa non in contrasto, ma a supporto del presidente dell’Adsp Andrea Agostinelli, che, intervenuto alla manifestazione, ha nuovamente ribadito la propria posizione e assicurato l’invio di una nuova lettera a Ministero e Inps al fine di sbloccare un’impasse che impedisce anche la trasformazione dell’Agenzia in un articolo 17 comma 5 a tutti gli effetti (sul modello di quelli operanti ad esempio a Livorno o Trieste).

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