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“Terminalisti custodi di container sequestrati: giustizia è fatta!”

Contributo a cura di avv. Giacomo Falsetta * * Lca Studio Legale   La nomina a custodi giudiziali dei container sottoposti a sequestro penale durante il transito o la sosta presso il terminal non rende particolarmente felici gli operatori, sia per i tempi della giustizia, sia perché l’indennizzo liquidato è troppo spesso del tutto inadeguato. […]

di Nicola Capuzzo
16 Novembre 2021
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Contributo a cura di avv. Giacomo Falsetta *

* Lca Studio Legale

 

La nomina a custodi giudiziali dei container sottoposti a sequestro penale durante il transito o la sosta presso il terminal non rende particolarmente felici gli operatori, sia per i tempi della giustizia, sia perché l’indennizzo liquidato è troppo spesso del tutto inadeguato.

Il pregio della decisione in commento, emessa dal Tribunale di Forlì lo scorso 5 novembre, consiste nel riconoscimento in favore del custode giudiziale di container in area portuale di un indennizzo (finalmente) giusto.

Facciamo un passo indietro, al I grado di giudizio della questione sottesa alla pronuncia in esame. Con istanza ex art 168 DPR 115/2002, il custode aveva chiesto al giudice penale che gli venisse riconosciuta un’indennità da custodia, protrattasi per 2.395 giorni, pari a 32.822 €. Tale calcolo derivava dalla fedele applicazione del principio sancito dalla Suprema Corte con ordinanza n. 752/2016, secondo la quale la liquidazione delle indennità da custodia di container sequestrati in area portuale avrebbe dovuto essere parametrata alle tariffe pubbliche più competitive per l’Amministrazione applicate dagli operatori nel porto ove la custodia è esercitata.

Il Giudice di prime cure, anziché applicare il suddetto principio, ha deciso di aderire ad altro filone giurisprudenziale, decisamente più conservativo per le casse dell’Erario, applicando le tariffe ministeriali di cui al DM 256/2006 stabilite per la custodia degli autocarri. Tale criterio di liquidazione si basa su una valutazione analogica “spaziale” dei beni (container e autocarri), che è stata avallata anche dalla Suprema Corte (con le decisioni n. 22966/2011 e, più recentemente, Cass. n. 1205/2020) e che ha portato alla liquidazione in favore dell’operatore di un’indennità media di 2,16 €/giorno (per 5.171,15 €).

Come è stato correttamente rilevato dal Tribunale di Forlì con la pronuncia in commento, però, tale principio non può trovare applicazione nel caso di specie, in quanto il criterio di liquidazione corretto per la custodia di container in area portuale è quello dettato dall’ordinanza della Suprema Corte n. 752/2016. A ben vedere, infatti, i precedenti richiamati che hanno confermato la correttezza dell’applicazione in via equitativa della tariffa degli autocarri aveva come presupposto l’assenza di usi locali applicabili alla fattispecie. Poiché, invece, l’ordinanza sopra richiamata ha introdotto proprio gli usi locali richiamati dall’art. 58 DPR 115/2002 per la quantificazione della custodia di container in area portuale, il Giudice non può più ricorrere al criterio residuale dell’equità per liquidare l’indennità, dovendo ricorrere all’utilizzo delle tariffe portuali più competitive, come stabilito dalla Suprema Corte.

Il Tribunale di Forlì, riformando quindi la decisione del giudice di prime cure, ha liquidato un’indennità pari, in media, a 13,7 €/giorno (per 32.822 €).

Le pronunce che applicano fedelmente il principio stabilito dall’ordinanza n. 752/2016 sono rare, nonostante la chiarezza del dettato della Cassazione, continuando a prevalere l’errato orientamento che liquida le indennità da custodia di container parametrandole alle tariffe stabilite per gli autocarri. Tale malcostume determina il susseguirsi di liquidazioni inique e dannose per gli operatori portuali, i quali non solo devono subire la nomina a custodi senza poter opporre alcun rifiuto, ma devono altresì assumersi gravi responsabilità a fronte di indennità spesso irrisorie. In alcuni porti, le Procure competenti hanno sottoscritto accordi con gli operatori, applicando una corretta interlocuzione tra interesse pubblico ed esigenze private, ma tali situazioni costituiscono ancora un’eccezione.

Auspichiamo quindi che la pronuncia in commento costituirà un precedente per ottenere, in futuro, un’equa indennità per gli operatori portuali nominati custodi giudiziali ma, almeno questa volta, giustizia è stata fatta!

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